Gli Austriaci manifestano contro la conservazione dei dati in Europa

AK VorratL’Austria ha adottato il 1 aprile scorso la direttiva europea del 2006 sulla conservazione dei dati nelle telecomunicazioni: alcuni cittadini si sono organizzati in AK Vorrat, già dal dicembre del 2011, per contrastarne la ratifica. Una normativa equivalente è valida in Italia dal 2005. Riguarda tanto la telefonia, quanto internet.

Nel nostro Paese, l’entrata in vigore della direttiva non ha provocato grandi critiche. Tanto più che l’On. Tiziano Motti (PPE) ha firmato, insieme all’europarlamentare slovacca Anna Záborská, una proposta d’estensione della legge ai motori di ricerca. Gli Austriaci, invece, hanno persino organizzato delle marce funebri di protesta.

Perché l’adozione della norma ha suscitato tante polemiche, in Austria? La legge – nota come Data Retention Directive – regola il mantenimento dei dati di traffico dei consumatori da parte degli Internet Service Provider (ISP), indicando quali informazioni conservare e per quanto tempo. Riguarda il famigerato tracciamento dei dati.

Associata alla ratifica europea dell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), la direttiva viola la privacy dei cittadini per favorire le leggi sul diritto d’autore e non soltanto. È una forma di controllo delle telecomunicazioni, che asseconda le intercettazioni: in alcuni Paesi, infatti, è prevista anche la geo-localizzazione.

La direttiva ha avuto sorti diverse, in Europa: l’Italia e altri Paesi membri avevano già predisposto delle leggi nazionali compatibili con la normativa e adottando alcune modifiche hanno rispettato il termine dell’entrata in vigore stabilito nel settembre del 2007. Altri, come l’Austria, finora ne avevano procrastinato la ratifica.

Per rendere l’idea degli effetti della legge, la direttiva è ispirata alle norme introdotte nel 2001 negli Stati Uniti e nel Regno Unito a seguito degli attentati di Ground Zero. È una sospensione di fatto dei diritti costituzionali in nome dell’antiterrorismo. Il dibattito in Italia non ha avuto le stesse conseguenze dell’Austria.

Via | EFF

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