Festival del Giornalismo Perugia 2012 - Documenti anonimi e rete tra Wikileaks e Globaleaks

kristinn hrafnssonBlogo e Blogosfere sono a Perugia, al Festival Internazionale del Giornalismo 2012: ieri abbiamo avuto modo di fare il punto su un tema centrale per l'informazione degli ultimi anni. i documenti anonimi come fonte. E se si parla di documenti anonimi non si può non parlare di Wikileaks. Oggi un po' caduto nel dimenticatoio, un paio d'anni il gigantesco whistleblowing di Julian Assange riempì le prime pagine di tutto il mondo. Passando prima dal web.

A parlarne ieri qui a Perugia c'è Kristinn Hraffson, di Wikileaks: giornalista islandese entrato organicamente nel gruppo dal 2010, oggi ne è portavoce. Insieme a Hraffson c'era anche Arturo Filastò, una delle menti del progetto Globaleaks, di cui parleremo nel dettaglio a breve. Dice Hraffson che Wikileaks è "La più pura forma di giornalismo esistente" ripercorrendo il periodo antecedente al cablegate, ai file della rete Siprnet circolati dal febbraio 2010.

Se ripensate a quel periodo, i dispacci furono pubblicati da testate giornalistiche in anteprima: una mole di dati enorme, 400mila dispacci affidata a un medium tradizionale, "Non per fact checking" secondo Hrafnsson, ma "Per senso di responsabilità e per garantirne l'autenticità". La parola chiave è "whistleblowing", che in italiano assume una connotazione negativa. Delazione, soffiata, spiata.

Ma in realtà è una forma di democrazia, spiega Kristinn "Non può esistere una società in cui il l'1% delle persone gestisce l'informazione del restante 99%". Un collegamento tra Occupy e Wikileaks. Un collegamento con forti implicazioni che riguardano l'anonimato in rete. Dice Hrafnsson che è "La fine della privacy non l'ha decretata certamente Wikileaks". Un ruolo decisamente maggiore l'ha avuto l'autoschedatura su Facebook. Difficile contraddirlo.

Wikileaks ha rallentato il rilascio di nuovi documenti negli ultimi due anni: perché? Principalmente per motivi di sicurezza tecnologica e finanziari. Il blocco delle donazioni "Chi poteva pensare che si sarebbero uniti tutti contro di noi?" racconta Hrafnsson. Invece l'hanno fatto: e con il blocco delle donazioni è stato colpito il punto debole di Wikileaks: essere un'organizzazione verticistica, con un leader carismatico, Julian Assange.

C'è una sottile ironia che lo stesso sistema bancario che ha fermato Wikileaks sia una delle cause della crisi che scuote l'America e il mondo da anni. Ma è così: aggiunge Kristinn "I banchieri alla fine erano corrotti, e il Bank Secrecy Act è servito solo a coprire frodi". Una contraddizione clamorosa. Un stop finanziario che si è unito a problematiche relative alla sicurezza di chi consegnava documento online.

"Gli stessi sistemi che usavamo due anni fa, oggi non sarebbero sicuri". E qui si inserisce Filastò, e si inserisce GlobaLeaks che a detta dagli sviluppatori riuscirebbe a garantire un totale anonimato alle fonti. Filastò cita alcuni tentativi di media mainstream di attirare "soffiate" simili a Wikileaks: tentativi non andati a buon fine, proprio per le falle nella sicurezza del sistema.

I casi di Al Jazeera e Wall Street Journal sono esemplari a riguardo. Globaleaks usa Tor e, spiega Filastò, una cifratura end to end cifrata lungo tutto il percorso. Una piattaforma che poi utilizzerebbe il crowdsourcing per l'analisi dei dati e dei documenti ricevuti, mantenendo l'imprescindibile anonimato delle fonti. Ma in Italia questo anonimato quanto è protetto?

Anonimato in rete e privacy in Italia sono un Giano bifronte. Se da un lato la legislazione protegge la privacy con tanto di Garante, il diritto all'anonimato viene "compresso", principalmente per ragioni giudiziarie. È il cascame della Legge Pisanu, di una legislazione emergenziale in un Paese in perenne emergenza: un'emergenza che quindi diventa la norma.

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