Una fotocamera che non scatta foto, stampa descrizioni

Galleria Descriptive Camera

E’ una fotocamera, ma le foto che scappa non vengono visualizzate sotto forma di immagine, vengono direttamente stampate come descrizione verbale: il nome semplice ed efficace di questo esperimento è quindi giustamente "Descriptive Camera".

Intelligenza artificiale? Più che altro intelligenza umana che simula quella artificiale. La piccola macchina fotografica descrittiva sfrutta un servizio di Amazon chiamato Mechanical Turk, che impiega persone per svolgere lavori non proprio specializzati ma che richiedono lo stesso un’intelligenza o delle facoltà tipiche di un essere umano normale.

La macchinetta ha una serie di LED sulla parte superiore della sua scocca, una delle quali scrive “Developing”, nella nostra lingua “in sviluppo”, come per le fototessere. Mentre lavora, un operatore umano sta scrivendo la descrizione di quello che vede sull’immagine, per poi inviare i dati. Il costo di questa operazione è di $1,25.

Secondo la rivista Wired l’utente-lavoratore medio di Mechanical Turk è una casalinga americana, ed in effetti dalle brevi descrizioni che vengono alla superficie la cosa non mi stupisce affatto: sono piene di errori e dal tono non proprio professionale.

“Sembra una credenza che è vecchia e brutta, con targhette per il nome delle cose e una lampada attaccata ad essa”.

Beh, in realtà non è neppure una credenza, ma una cassettiera per attrezzi, ed il giudizio di tipo qualitativo ci poteva essere risparmiato. Fallendo il test di professionalità, comunque, in un certo senso perverso riescono nel test di Turing: siamo abbastanza sicuri che dei robot non farebbero questo genere di valutazioni.

In definitiva, siamo ancora molto lontani da un’intelligenza artificiale capace di descrivere in termini umani quello che vede, e questo gadget ha il gusto bislacco della simulazione meccanica da cui Mechanical Turk prende il suo nome. Potrebbe persino essere utile per gli ipovedenti e, cosa ancora più interessante, un sistema simile potrebbe forse insegnare ad un software a simulare indirettamente le percezioni umane.

Via | Matt Richardson

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