The World Tomorrow: Julian Assange con Hassan Nasrallah di Hezbollah

RT NewsJulian Assange, co-fondatore e volto pubblico di WikiLeaks, ha intervistato Hassan Nasrallah – leader del movimento integralista islamico libanese di Hezbollah – nella prima puntata di The World Tomorrow, il programma televisivo che conduce per RT News — il broadcaster “controllato” dal governo russo del Presidente, Vladimir Putin.

Negli Stati Uniti è scoppiata immediatamente la polemica, dal momento che Nasrallah e i membri di Hezbollah sono considerati dei terroristi — nonostante “il partito di Dio” sia stato eletto dal popolo libanese con delle regolari elezioni. Subito è stato insinuato un dubbio sulla buonafede di Assange partendo dalla scelta del canale.

La trasmissione, registrata in lingua inglese, è stata pubblicata in forma integrale sul web. Il discorso Nasrallah, intervenuto via webcam, è tradotto simultaneamente da un collaboratore di RT News. Considerando il contenuto reale dell’intervista, la prima a Nasrallah dal 2006, l’allarmismo statunitense appare del tutto infondato.

Non occorre coltivare un sentimento anti-americano, né essere d’accordo con le tesi di Nasrallah per constatare come Assange sia riuscito – forse, più di WikiLeaks – a proporre una forma di giornalismo attuale e alternativa alla stampa istituzionale. Ed è paradossale che, per farlo, si sia affidato alla rete d’«un governo mafioso».

Le domande di Assange sono tutt’altro che accomodanti. Il giornalista incalza Nasrallah sui dati degli omicidi associati alle azioni di Hezbollah, stimati attorno a un milione. Non c’è dell’assertività nell’atteggiamento di Assange, ma l’intervista ha dei toni molto pacati. Quante volte assistiamo a un dialogo del genere, in Italia?

La sigla di The World Tomorrow utilizza una canzone di M.I.A., un’artista dello Sri Lanka molto popolare per gli appassionati di musica indie-rock. La scenografia è “povera”: il programma è girato in un normalissimo ufficio. Tuttavia, Assange ha proposto dei contenuti che l’Occidente non accetterebbe mai. Nel nome della democrazia.

Via | Forbes

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