Il tasto "I Care" per le condivisioni di tipo umanitario: una buona idea

Ci sono moltissime occasioni in cui il tasto “Mi Piace” di Facebook non ha alcun senso, ma vorremmo far sapere alla persona che ha condiviso una notizia che siamo partecipi. Certo, scrivere i nostri sentimenti nei commenti va bene, ma il “Like” è più viscerale, più simile ad un gesto fisico - ed è proprio questo che vorremmo poter comunicare.

Non si può dire che “ci piace” uno tsunami o un terribile caso umanitario, cosa che ha anche notato l’agenzia pubblicitaria DDB. Da questo è nata l’idea del tasto “I Care”, che in italiano suona come “Mi importa”, un progetto a cui ha lavorato il creativo Matt Eastwood nel proprio tempo libero (non c’è un “cliente” per una cosa del genere, dopo tutto).

Il tasto è studiato per essere integrato nei siti. Quando qualcuno clicca su un articolo gli viene data l’opzione di condividere la storia su Facebook tramite “I Care”, che viene aggiunto come un pulsante accanto al normale “Like”. Chiaramente una volta su Facebook ci sarà sicuramente chi cliccherà lo stesso sul solito “Mi Piace”, non ho dubbi. Il tasto Like è più familiare, è diventato più un’icona che un messaggio, ma l’incongruenza continua a colpire chiunque lo usi nelle occasioni in cui è davvero fuori posto.

Il meccanismo del tasto I Care tiene il conto dei vari post che lo utilizzano e quindi stila una classifica degli argomenti che stanno più a cuore alle persone. La piattaforma più grande che oggi usa questo nuovo sistema è MTV Voices, rivolta al citizen journalism per i giovani.

Via | Marketing Daily

  • shares
  • Mail