Facebook: ecco cosa viene consegnato alle autorità in caso di citazione in giudizio

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Facebook, non è certo una novità, fornisce i nostri dati alle autorità nel caso in cui un tribunale ne faccia richiesta. Tutto quello che scriviamo e condividiamo coi nostri amici può rivelarsi materiale estremamente utile in un'eventuale indagine sul nostro conto - e la cronaca ce lo conferma - ma quello che ancora non sapevamo con esattezza era il tipo di informazioni che Facebook è pronto a condividere. Ora, grazie al caso di Philip Markoff, il serial killer di Craigslist, lo sappiamo.

Il Boston Phoenix ha pubblicato i documenti che Facebook ha inviato alle autorità dopo una citazione in giudizio e in quelle 71 pagine c'è davvero tutto sull'attività di Markoff sul popolare social network, a partire dalla data di iscrizione: l'elenco di tutti i post, la lista degli amici (con tanto di foto del profilo), tutte le foto caricate o quelle di altri in cui è stato taggato, oltre alla lista di tutti gli accessi effettuati.

E, vista l'intricata rete di contatti che si crea su Facebook, le informazioni fornite nel caso di un'indagine non riguardano soltanto il diretto interessato, ma anche gli amici e conoscenti che hanno intrattenuto rapporti virtuali con lui, dalle foto del profilo ai post pubblicati sulla sua bacheca, fino alle fotografie caricate, con tanto di tag e di commenti. Va da sé che quello di Markoff è un caso limite, ma documenti del genere non vengono richiesti soltanto in casi di omicidio.

Facebook non ha mai fatto chiarezza sulla questione, ma almeno adesso abbiamo la conferma che, nonostante la tanta attenzione che prestiamo alle alle impostazioni sulla privacy, basta che un nostro conoscente finisca in qualche guaio giudiziario per ritrovare le nostre informazioni sulla scrivania di qualche investigatore.

Via | The Boston Phoenix

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