The Sunday Times:" Facebook legge gli SMS". La risposta: "Teorie del complotto"


Un articolo pubblicato ieri dal britannico Sunday Times ha scatenato polemiche ed una reazione rabbiosa da parte di Facebook. Nessuno stupore: il network era addirittura accusato di leggere i nostri SMS di nascosto.

Il Sunday Times non è di certo considerato un tabloid, anzi, è sempre stato un giornale rispettabile. Eppure anche i grandi non sono immuni alla tentazione di sfruttare i timori popolari allo scopo di generare quello che in gergo tecnico viene definito FUD, ovverosia Fear, Uncertainty, Doubt.

In effetti l’articolo in questione ha uno stampo sensazionalistico: l'autore vanta di aver scoperto un nuovo abuso ai danni della nostra privacy. Facebook, dice, avrebbe ammesso di leggere gli SMS mentre sperimentava una nuova app o feature per integrare i messaggini del cellulare sulla propria piattaforma. Chiaramente il network non ha potuto restare silenzioso ed ha subito spiegato il proprio punto di vista.

E’ vero che in questo momento esiste la beta di una app che sta collaudando funzioni di lettura e scrittura di sms, ma si tratta di un test “chiuso”, non generalizzato a tutti, che gli utenti “test pilot” hanno esplicitamente approvato quando hanno installato la relativa app dal Marketplace di Android. Inoltre la “lettura” degli SMS in questione è un procedimento automatico, e il termine "lettura" è stato inteso dal giornalista del Times in modo troppo letterale. L’app infatti registra le nostre conversazioni, le interpreta automaticamente per i propri scopi - ma non le ruba per spedirle alla base segreta sotterranea di qualche super criminale. Inoltre, anche tra gli utenti che usano questa app sono comunque molto limitati i casi in cui tale “lettura” è stata attivata. Lo scopo finale è quello di offrire delle nuove possibilità di integrare Facebook con la nostra messaggistica “regolare”.

Purtroppo l’articolo del Sunday Times è nascosto dietro ad un paywall, ma The Verge è così gentile da riportarci un passaggio che evidenzia piuttosto bene la qualità delle informazioni fornite:

[…] Uno studioso ha detto che molte app sono soltanto una “facciata” per coprire la caccia alle informazioni private degli utenti, mentre un imprenditore nel mercato degli smartphone ha confessato che il suo solo scopo nella produzione di app è di “imbottirle di pubblicità”.

Il fatto che il giornalista del Sunday Times sia stato capace di pressare tanti luoghi comuni privi di fonti sicure in una sola frase lo rende quasi un artista. Personalmente ritengo che Facebook sia tutto meno che innocente quando si parla di violazioni volontarie della nostra privacy, ma di sicuro la corporation è molto più abile a nascondere le proprie tracce di quanto non piacerebbe agli amanti dello scandalo facile.

Foto | Flickr
Via | The Verge | The Sunday Times (purtroppo dietro paywall)

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