Patent troll mette a rischio tutti i siti web moderni: Tim Berners-Lee chiamato a testimoniare

Tim Berners-Lee in difesa della libert�  della rete

Come al solito, quando parla Tim Berners-Lee il nostro rispetto per quello che viene universalmente riconosciuto come papà del World Wide Web ci impone di prestare attenzione a ciò che egli dice. L'argomento di oggi ci arriva dall'insolito scenario di un'aula di tribunale del Texas, dove Berners-Lee è stato chiamato a testimoniare nel caso che vede un gruppo di società difendersi contro l'accusa di violare alcuni brevetti, che la società Eolas e l'Università della California sostengono essere di loro proprietà. Qualora dovesse essere riconosciuta, tale proprietà garantirebbe all'accusa il diritto di pretendere royalty praticamente da chiunque possieda un sito con "funzionalità interattive", come un video in streaming o immagini con effetti.

Mentre su Wired USA è riportato il background dell'intera faccenda, che vede tra i vari soggetti impegnati nella difesa società come Google, Amazon e Yahoo, proprio tali aziende hanno chiamato Berners-Lee a testimoniare sul caso, insieme ad altri veterani del web come il fondatore di Netscape, Eric Bina, il creatore del browser Viola, Pei Wei, e l'inventore del tag HTML <embed>, Dave Raggett. Come dicevamo, nel caso in cui la tesi di Eolas dovesse risultare vincitrice, il suo fondatore Michael Doyle potrebbe decidere di rivalersi nei confronti di praticamente qualsiasi sito web moderno, nonché di sancire la definitiva vittoria dei cosiddetti patent-troll, in un sistema di brevetti USA che appare sempre più bacato quanto pericoloso.

La presenza di Berners-Lee al processo è motivata dalle sue stesse parole, quando interrogato dall'avvocato di Yahoo e Amazon, Jennifer Doan:

"Sono qui perché voglio aiutare a fare chiarezza su qualcosa di ovvio, e quello che era il senso dell'informatica all' inizio degli anni '90. Gli attrezzi che avevo nella mia borsa, per dirla così."

Perché all'epoca della nascita del WWW, non pensò a brevettare l'idea?

"Internet era già in giro. Mi occupavo dell'ipertesto, ed era già in giro da parecchio anch'esso. Mi occupavo di cose che conoscevamo già... tutto quello che facevo era mettere insieme i pezzi che erano sparsi da anni, in una combinazione particolare che incontrasse i bisogni che avevo. [...] Noi (inteso come la collettività, NdR) siamo proprietari del web."

Continua dopo il break.

Dal punto di vista processuale, il centro della testimonianza del padre del WWW per dimostrare che la tesi di Eolas non è valida è costituito dalla ricostruzione dei rapporti tra egli stesso e Pei Wei, già alcuni anni prima che Doyle brevettasse la propria invenzione di "web interattivo": lo stesso Berners-Lee parla infatti di Viola come "pezzo importante nello sviluppo del web", riportando anche uno scambio di email tra i due, all'interno del quale si parla già dal 1991 di dare la possibilità d'inserire oggetti in embed all'interno di file HTML:

"Il mio libro è la storia di quei tempi - inventare il web, ma in realtà non fare molto nell'inventarlo rispetto al processo sociale di provare a far sì che tutti usassero gli stessi standard. La ragione per cui il web è decollato non fu perché era un'idea magica, ma perché convinsi tutti a usare HTML e HTTP."

Da buona tradizione nei processi, Berners-Lee è stato poi interrogato anche dal legale di Eolas, Mike McKool, scambio ancora più interessante in quanto contenente la visione di Berners-Lee sui brevetti software:

"Ho avuto chiaramente delle preoccupazioni sul sistema di brevetti in USA, e questo particolare brevetto è la chiave che mi ha portato ad avere i miei dubbi."

Lo stesso McKool ha tirato fuori una slide di un vecchio discorso di Berners-Lee del 2004 in Finlandia, dove il sistema di brevetti veniva riportato come portatore di "paura, incertezza e dubbio", grazie al fatto che il Patent Office USA abbia un'idea di livello "ridicolmente basso" per definire una nuova invenzione. Per una persona come il povero Tim, in grado 20 anni fa di "non-inventare" il web, un processo del genere deve essere stato sicuramente un duro colpo: a noi, ovviamente schierati con lui, non resta che sperare che il resto delle testimonianze in programma in questi giorni possa contribuire a smontare l'intero caso.

Via | Wired.com
Foto | Flickr

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