Europe versus Facebook: Max Schrems ha avuto un colloquio con i dirigenti di Facebook


Alla fine, dopo tutti i problemi che ha creato, Max Schrems ha ottenuto un dialogo diretto con i dirigenti di Facebook: a quanto pare lunedì a Vienna è rimasto chiuso per sei ore in una stanza assieme al direttore europeo per le politiche Richard Allan ed un non meglio identificato collega esecutivo venuto apposta da Silicon Valley. I dettagli del colloquio non sono stati ancora pubblicati, ma l’impressione che ne ho ottenuto è che le due parti siano arrivate ad un parziale accordo.

Nessuno più di Max Schrems è riuscito a diventare una spina nel fianco di Facebook, e considerato che siamo più o meno 845 milioni catturati nelle spire del colossale social network, è davvero il caso di dire che ci troviamo davanti ad una persona speciale.

Per fare un riassunto, Max è uno studente di giurisprudenza austriaco che si è reso conto della totale ignoranza della corporation Californiana sulle profonde, radicate normative sulla privacy vigenti in Europa. Da lì è partita la sua crociata, iniziata con la creazione dell'associazione Europe versus Facebook e la richiesta dei suoi dati in forma “fisica”, un CD con 1200 pagine di cronologia dei suoi tre anni su Facebook. Un “backup” che tutti noi europei possiamo chiedere, e che Facebook comprensibilmente non è entusiasta nel fornire.

Non appena Max Schrems ha reso pubblica la propria analisi dei dati, che sono estremamente dettagliati e soprattutto continuano a esistere anche quando gli stessi utenti ne ordinano la cancellazione, è esploso il putiferio. Innumerevoli utenti hanno richiesto le proprie informazioni personali a Facebook. Per ragioni patrimoniali Facebook Europe ha base in Irlanda, un paese che lascia briglia sciolta alle corporation multinazionali in campo fiscale, ma sfortunatamente (per Facebook) ha leggi sulla privacy draconiane. Il social network si è metaforicamente trovato schiacciato contro al muro, quasi impotente e costretto ad ottemperare, rifiutando però direttamente di fornire alcuni dati che l’avrebbero compromesso dal punto di vista tecnologico (i rilevamenti biometrici del volto, per esempio, non ce li lascia vedere).

Per tornare al presente, e al colloquio-fiume tra Schrems e i dirigenti, il ragazzo ha pubblicato alcune informazioni, ma non i dettagli: “I portavoce hanno ammesso che Facebook è come una petroliera, va nella direzione giusta ma è davvero lenta. Ridurremo il nostro torrente di lamentele alle faccende che non sono state risolte, e chiederemo una decisione formale dal DPC irlandese per i casi restanti. Il [mio] gruppo ha comunque dubbi seri sull’uso dei dati da parte di Facebook, e continueremo a spingere affinchè la compagnia si adegui alle leggi europee in merito”. Sul sito dell’associazione Europe v. Facebook è stato pubblicato un resoconto leggermente più completo.

Via | Forbes

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: