Wolfram Alpha Pro, la novità a pagamento promessa dagli sviluppatori

Wolfram AlphaWolfram Alpha Pro è la novità alla quale alludevano gli sviluppatori della società di Stephen Wolfram. Presentato a una cerchia ristretta di esperti del settore, il nuovo motore di ricerca computazionale è un’esclusiva dei clienti paganti di Wolfram Research. Ecco spiegato il perché di tanta “segretezza”, nell’annuncio preliminare.

Le funzionalità previste dall’aggiornamento della piattaforma ricalcano le ipotesi che, personalmente, avevo fatto in occasione del comunicato. Il focus delle novità riguarda soprattutto i formati: Wolfram Alpha s’avvarrà di Computable Document Format (CDF), l’alternativa computabile al PDF di Adobe — adesso, limitato a Mathematica.

Un’offerta esplicitamente orientata all’istruzione, che integra le funzionalità di Wolfram Educational Portal: il nuovo portale dedicato a insegnanti e studenti. Oltre all’utilizzo di CDF, Wolfram Alpha Pro consentirà l’esportazione dei dati in numerosi altri formati per il web. Una possibilità che si paga e neppure a buon mercato.

Chi ha potuto assistere alla presentazione – perché Wolfram Research, ancora, non ne dà riscontro – parla di $2.99 al mese per gli studenti e $4.99 per il pubblico. Un modello di business che, già dal nome del motore, richiama gli anni ’90: quando free e pro distinguevano le versioni gratuite o a pagamento dei prodotti informatici.

Stephen Wolfram, d’altra parte, non è mai stato granché interessato all’open source — e tanto meno al free software. Prescindendo dai costi d’accesso ai servizi di Wolfram Alpha Pro – che, pure, possono essere giustificati – la piattaforma è “chiusa” in se stessa: tanto nei formati, quanto nella disponibilità dei contenuti proposti.

La personalizzazione dei contenuti prevista da Wolfram Alpha Pro non esce dai server di Wolfram Research e CDF è un formato di documento che esclude a priori qualsiasi interazione con altri software o piattaforme. Tuttavia, penso che il motore avrà successo… perché nell’istruzione il brand ha ancora un valore superiore al prodotto.

Via | The New York Times

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