Rupert Murdoch, il magnate della comunicazione, è iscritto a Twitter

Rupert Murdoch — TwitterRupert Murdoch - il Chief Executive Officer (CEO) di News Corp. - è un utente di Twitter. L’imprenditore ottantenne ha deciso d’iscriversi alla famosa piattaforma di microblogging soltanto sabato, con la vigilia del Capodanno. È un segnale molto importante per l’inizio del 2012: non tanto per l’uomo, quanto per ciò che rappresenta.

Murdoch guida una multinazionale al secondo posto tra i broadcaster più importanti, appena dietro alla BBC. Nel corso degli anni, Murdoch ha accompagnato il passaggio dell’informazione dalla carta stampata alla televisione e da quest’ultima al web. L’iscrizione a Twitter, all’età di ottant’anni, è un ennesimo sintomo di cambiamento.

Forse, è un segnale addirittura “troppo” importante. Perché – nonostante il logo che lo definisce come un account verificato – il profilo su Twitter di Murdoch potrebbe essere un fake. Lo sostiene Michael Wolff, corrispondente di Vanity Fair da New York e biografo dell’imprenditore australiano. Non esistono dichiarazioni ufficiali.

Comunque la fotografia scelta per il profilo sembra essere stata scattata da una webcam e mostra un Murdoch molto “casalingo”. Prendiamolo per buono: è difficile che chiunque possa recuperare una sua fotografia così privata e se dovesse trattarsi di un sosia sarebbe il gemello che non ha mai avuto. Murdoch, infatti, è figlio unico.

Rispetto ad altre figure istituzionali, Murdoch utilizza Twitter in un modo molto più personale. Scopriamo, ad esempio, che non apprezza la biografia di Steve Jobs. Nutre un particolare interesse nell’occupazione dei giovani: sono le parole di una persona anziana, speranzosa nelle nuove generazioni. È un’immagine inedita di Murdoch.

Il numero dei “seguaci” degli aggiornamenti di Murdoch su Twitter aumenta ad ogni istante: in tre giorni ha abbondantemente superato i trentacinquemila follower. Una possibilità è che l’ufficio stampa di Murdoch abbia ideato questa strategia per aumentarne la popolarità, in caduta libera per i processi sull’informazione britannica.

Via | The Guardian

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