Google risponde all’Antitrust UE: "Ecco come funziona davvero lo shopping online"

A pochi mesi dalle accuse ufficiali della Commissione Europea, Google ha replicato una seconda volta a quell’accusa di abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online con una lunga lettera che accusa l’Antitrust UE di non aver compreso come funziona realmente il settore dello shopping online e provando quindi a spiegarlo.

Quando cerchi qualcosa su Google, noi proviamo a fornirti la maggiore qualità possibile. I nostri ingegneri sperimentano costantemente per trovare modi migliori di collegarti con le informazioni più utili e fornire risposte dirette alle tue domande. Abbiamo lo stesso approccio anche con le ricerche per lo shopping online. […] Vogliamo collegarti direttamente con i venditori.[…] Ecco perché non siamo d’accordo con l’affermazione della Commissione Europea sui risultati di Google Shopping che danneggerebbero la concorrenza.

Google sostiene che l’originale comunicazione degli addebiti della Commissione Europea fornisca una definizione limitata dei servizi di shopping online che arriva persino ad escludere un colosso come Amazon:

Sosteneva che quando offrivamo gli annunci pubblicitari ai nostri clienti e ai pubblicitari stessimo favorendo i nostri servizi proprietari e che questo fosse dannoso per una manciata di siti aggregatori di prezzi secondo che avevano perso qualche click da Google. Ma non è riuscita a prendere in considerazione l’importanza di aziende come Amazon e le dinamiche più vaste dello shopping online.

Google prosegue spiegando che dopo quella prima comunicazione da parte dell’Antitrust UE l’azienda ha spiegato quanto invece quegli annunci fossero utili per gli utenti e per i commercianti. La risposta della Commissione Europea, però, sosteneva che siccome siti come Amazon a volte pagano dei soldi agli aggregatori di prezzi per ricevere traffico, non possono essere considerati come dei concorrenti.

Da qui la nuova risposta di Google:

La Commissione Europea si basa ancora su una teoria che non corrisponde alla realtà di come molte persone fanno acquisti online. Gli utenti non guardando soltanto i prodotti su un motore di ricerca, poi cliccano su un sito che confronta i prezzi e poi tornano di nuovo ai siti dei commercianti. Gli utenti raggiungono i siti dei commercianti in tantissimi modi diversi: attraverso i motori di ricerca, attraverso servizi specializzati, attraverso i social network e gli annunci pubblicitari forniti di diverse aziende.

E, ancora:

Sebbene non ci siano indicazioni che la Commissione abbia mai interpellato gli stessi consumatori, le prove sono evidenti: i consumatori cliccano ovunque e visitano ogni sito che scelgono di visitare. Tutti questi servizi - motori di ricerca, comparatori di prezzi, piattaforme dei commercianti - competono tra di loro nello shopping online. Ecco perché lo shopping online è così dinamico ed è cresciuto moltissimo negli ultimi anni.

La replica di Google è relativa soltanto all’accusa della Commissione Europea di abuso di posizione dominante nel mercato della ricerca online, mentre quella per la stessa accusa relativa al sistema operativo Android arriverà nei prossimi giorni. Questo molto probabilmente non andrà a modificare l’opinione dell’Antitrust UE, ma quello che Google si augura è che:

questi casi vengano decisi sulla base dei fatti e che questa analisi mostri come le nostre innovazioni abbiano portato benefici ai consumatori e ai commercianti e abbia aumentato la concorrenza.

Google rischia una multa che potrebbe aggirarsi sui 3 miliardi di euro per la sola accusa relativa allo shopping online.

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