Le versioni 1.0 sono le nuove versioni 0.9: come evolve il software?

BetaLe versioni 1.0 sono le nuove versioni 0.9: abituatevi. È la tesi di Stephen Shankland, un autore di CNET che ha affrontato il problema dell’evoluzione – o, meglio, dell’involuzione – del software. I produttori non aspettano più d’ottenere un prodotto completo per distribuire le applicazioni. Al rilascio i programmi hanno problemi.

Una caratteristica che non esclude neppure l’hardware. La prima distribuzione d’un dispositivo, in genere, subisce degli aggiornamenti a pochi giorni dalla prima disponibilità. Shankland elenca degli esempi, per supportare le proprie argomentazioni: da Android/Honeycomb ad iPhone 4. Tanto per citare alcuni progetti “approssimativi”.

La competitività tra le aziende “spinge” i produttori ad anticipare il ciclo di sviluppo di hardware e software per essere subito sul mercato. Una strategia che risponde all’esigenza dei consumatori d’un aggiornamento costante dell’offerta, a scapito della qualità. È un atteggiamento controproducente per entrambe le parti in gioco.

Il risultato è nel fenomeno della beta perpetua, ovvero la continua proposizione di prodotti imperfetti per definizione. GMail è stato tra i precursori del trend, al punto da proporre il ritorno al logo sperimentale con un’estensione dedicata ai nostalgici. Gli emuli non si contano più: gli utenti “fidelizzati” non se ne lamentano.

Shankland evidenzia il paradosso con un esempio piuttosto eloquente. Se lo stesso meccanismo fosse applicato all’industria calzaturiera o, peggio, a quella automobilistica le società fallirebbero. Chi comprerebbe una scarpa bucata o un’automobile che ha problemi ad avviarsi? Nessuno, potendolo prevedere. L’informatica è l’eccezione.

Le conseguenze del caso vanno in due direzioni opposte. Da un lato, minimi cambiamenti sono spacciati per grandi innovazioni: è il caso del cut’n’paste su iOS. Dall'altro, aumentano gli investimenti a fondo perso. Guardare troppo al futuro rischia di comportare disastri economici di vaste proporzioni come la vendita dei Chromebook.

Via | CNET News

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