Facebook denunciato per 1 miliardo di dollari dopo gli attentati in Israele

Facebook è stato denunciato per 1 miliardo di dollari dai parenti delle vittime dei recenti attentati in Israele.

mark zuckerberg

Facebook è stato denunciato dai parenti delle vittime dei recenti attacchi terroristici in Israele. La causa spiega che Facebook è stato denunciato per "aver deliberatamente fornito materiale di supporto e risorse ad Hamas", questo almeno secondo quanto riferito dai Reuters. L'azione legale rappresenta quattro cittadini che hanno la doppia cittadinanza israele-americana e un turista americano ed è stata depositata presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto Meridionale di New York. La causa prende in esame il modo in cui Facebook è stato usato per comunicare e coordinare gli attacchi e anche alcune foto di propaganda palestinese dove si sostiene l'uccisione di soldati israeliani.

Facebook e la denuncia a causa degli attentati in Israele

Lo studio legale Darshan-Leitner che ha presentato la denuncia ha anche chiesto un'ingiunzione contro Facebook per bloccare il social network nelle case dei palestinesi che istigano alla violenza contro Israele. Tuttavia dal canto loro i rappresentanti di Hamas sostengono che anche i soldati israeliani celebrano sul social network la morte dei palestinesi.

Facebook ha così risposto: "Vogliamo che le persone si sentano al sicuro quando usano Facebook. Non c'è spazio per contenuti che promuovono la violenza, minacce, terrorismo o odio sulla nostra piattaforma. Abbiamo stabilito degli standard pensati per aiutare le persone a capire cosa è concesso su Facebook, e invitiamo gli utenti a segnalare quando ritengono che un contenuto violi queste regole, in modo da poter esaminare ciascun caso segnalato e agire prontamente".

Non è certo la prima volta che le famiglie in lutto per vittime del terrorismo citano Facebook in giudizio, sempre con le medesime motivazioni. E recentemente anche Twitter è stato multato dalla Turchia per non aver rimosso propaganda terroristica. Difficile dire se la causa avrà successo, probabilmente visto che non si riesce a ottenere giustizia (o vendetta) nei confronti dei terroristi, le famiglie rivolgono tutta la loro rabbia nei confronti del primo che capita a tiro, in questo caso Facebook.

Difficile che una causa del genere riesca a spuntarla, gli avvocati in questi casi di solito citano la sezione 230 del Communications Decency Act del 1996: qui viene specificato che un provider di servizi internet o servizi web che ospita contenuti di terze parti non è responsabile per le azioni dei suoi utenti.

Via | Gizmodo.com

Foto | jaxxxerockwell

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