L’Egitto e l’inesistente “rivoluzione” digitale che censura internet

Bandiera dell’EgittoHosni Mubarak è stato“detronizzato” in febbraio e il merito del cambio di governo è stato soprattutto del web: i giovani egiziani si sono organizzati su Facebook e Twitter per scendere in piazza a protestare. La censura ha tentato di fermarli, eppure la “rivoluzione” è avvenuta comunque. Il risultato? La censura del web è tornata.

La “rivoluzione” digitale ha fallito su tutta la linea. Anziché portare l’Egitto a una nuova fase democratica, il governo militare transitorio l’ha trasformato nel terzo paese del mondo per arresti e torture all’indirizzo dei blogger (appena dietro a Cina e Iran). Non esiste alcuna libertà d’espressione ed emerge il fondamentalismo.

Ayman Youssef Mansour è l’ultimo dei blogger condannati dal Consiglio Supremo delle Forze Armate che controlla l’Egitto. Ha “osato” scherzare sull’Islam in un aggiornamento di stato su Facebook. Maikel Nabil Sanad è stato rinchiuso in un ospedale psichiatrico, poi portato in carcere per lo stesso reato. Una deriva molto pericolosa.

Sanad e Alaa Abd El Fattah, un altro blogger imprigionato, hanno disconosciuto la reggenza militare. Tuttavia, per la comunità internazionale è stato sufficiente eliminare un ex–alleato scomodo come Mubarak. Tunisia e Libia sono destinate a subire la stessa involuzione. La responsabilità, però, non è del web: è di chi lo controlla.

L’Occidente ha facilitato la diffusione delle idee dei giovani perché voleva la sostituzione di Mubarak. Oggi gli stessi ragazzi sono stati messi a tacere e l’Occidente non ha più interesse ad aiutarli. Facebook, ad esempio, in quest’occasione non s’è affatto opposto alla rimozione delle pagine e dei gruppi degli attivisti egiziani.

Internet è stato uno strumento democratico, finché non ha assunto un ruolo davvero importante. Al pari degli altri medium di massa, come la radio e la televisione, il web è destinato a essere controllato sempre più spesso dai poteri forti: le “rivoluzioni” non accadono per l’esclusiva volontà d’un popolo. Neppure nell’era digitale.

Via | EFF

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