La ricerca in rete d’una occupazione è l’obiettivo primario del 2012

JobsLa crisi economica internazionale ha, inevitabilmente, un impatto negativo sui consumi: il web si propone come il nuovo strumento per creare occupazione e rilanciare i mercati. L’input è arrivato, al solito, dall’amministrazione statunitense. Barack Obama ha presentato il 24 ottobre scorso il Jobs Act contrapposizione al Congresso.

La risposta della rete non s’è fatta attendere. Google ha rilanciato la campagna di Obama sull’occupazione, creando un portale dedicato ai veterani affinché possano trovare un reinserimento nel lavoro. Sia il Jobs Act, sia l'iniziativa di Google s’inseriscono in un contesto di forte preoccupazione sulla ricerca d’un posto di lavoro.

Il problema occupazione non è avvertito soltanto negli Stati Uniti. LinkedIn, il social network che mette in contatto i professionisti con le imprese, ha ottenuto in ottobre una crescita del 63% degli iscritti, rispetto allo stesso periodo del 2010. L’argomento ha avuto immediate ripercussioni sugli algoritmi dei motori di ricerca.

Appena ieri, Schema.org ha annunciato la disponibilità di un markup dedicato alle offerte di lavoro che permetterà una migliore indicizzazione sui motori di ricerca. Il codice così realizzato è a disposizione di Bing, Google e Yahoo. In Italia i professionisti del web possono approfittarne subito, almeno per quanto riguarda Google.

Sempre negli Stati Uniti, si discute sul potere di creare nuovi posti di lavoro da parte delle startup: il fenomeno delle piccole imprese che operano sul web, proponendo tecnologie e servizi innovativi, è particolarmente “vivace” in Italia. Potrebbe persino bissare il successo ottenuto dalla cd. new economy alla fine degli anni '90.

Il 2012 s’aprirà con dei nuovi strumenti per la ricerca di lavoro sul web. Fondamentale, da questo punto di vista, sarà la “reputazione” acquisita online dai candidati: prestare attenzione alle informazioni personali divulgate sui social network è essenziale. In Italia, i selezionatori controllano già l’attività svolta su Facebook.

Fotografia | Boston College

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