Social Media Week 2011 Milano: Watchdog, Giampaolo Colletti e le microweb tv d'inchiesta

tremolada colletti social media week

È partita il 19 settembre la Social Media Week 2011 a Milano. Quest'anno Blogo - insieme a Blogosfere e Populis - è media partner dell'evento. Che cos'è la Social Media Week? Una serie di incontri e di eventi in cui chi "abita" e lavora sul web può raccontare quello che fa, proporre le sue esperienze, scambiarle con altri ospiti. Un'occasione interessante per fare networking e conoscere qualcuno di nuovo. Come tutte le cose belle però, dura poco: domani 23 settembre la SMW si chiude. Date un'occhiata agli eventi nel programma in pdf.

Ieri sono andato a sentire e ho fatto quattro chiacchiere con Giampaolo Colletti, fondatore di AltraTv.tv, primo osservatorio sulle micro web tv italiane e sui micromedia iperlocali in rete. Durante il breve incontro presentato da Luca Tremolada del Sole24Ore, Giampiero ha presentato un rapporto con qualche dato interessante sulle micro web tv. Canali di informazione dal basso molto importanti al di fuori dei grandi centri urbani dove un po' per abitudine siamo abituati a pensare che accada tutto. Altre volte quei piccoli canali di informazione grassroot sono essenziali a livello di quartiere, in quei grandi centri urbani.

In "quell'altra Italia", che non vive in un grande centro urbano, ma magari a Pordenone, a Molfetta, in un paesino sperduto sulla Sila, la micro web tv può essere una ventata di ossigeno in un panorama informativo asfittico o controllato dai soliti noti incapaci di intercettare i bisogni dei lettori - e dei telespettatori - o abituati a vivere in una comoda posizione di monopolio informativo. Ma quali sono e come funzionano le web tv iperlocal in Italia? Cosa sono i canali "watchdog", cani da guardia del Potere? Dopo il salto un paio di battute veloci che ho scambiato con Giampiero a fine incontro.

Che cosa sono i canali watchdog?

I watchdog sono i canali di denuncia, i cani da guardia del territorio, in questo caso della rete. Abbiamo intervistato 533 micro web tv, 815 media iper locali e abbiamo chiesto quali inchieste realizzano sul territorio: organizzano inchieste anche pesanti, collegandosi con le strutture del territorio e creando un filo diretto tra cittadini e le istituzioni, la pubblica amministrazione. C'è un rapporto controverso per quanto riguarda i finanziamenti della pubblica amministrazione. Molti di questi canali watchdog in realtà ricevono denunce a loro volta - per diffamazione, ndr - e sono boicottate dalla pubblica amministrazione.

Puoi farmi qualche esempio dei lavori realizzati da queste web tv?

Le inchieste sono molto legate al territorio, a quello che succede tutti i giorni. Oggi abbiamo parlato di TeleJato, che ha ricevuto finora 330 querele, perché denuncia continuamente gli abusi e l'inquinamento causato da una distilleria abusiva. PNBox invece monitora con un videobox quello che accade a Pordenone, creando un filo diretto tra cittadini e pubblica amministrazione, poi c'è TeleCitofono, che è un videocitofono a Reggio emilia, permette ai cittadini di citofonare e lasciare un messaggio, a cui il sindaco poi risponde dal suo ufficio.

E il sindaco risponde?

Il sindaco ha risposto, e qualche piccola miglioria c'è stata. Abbiamo raccontato anche l'episodio di Senigallia, di Disco Volante, micro web tv legata a un'associazione con portatori di handicap che denuncia le barriere architettoniche.

Prima spiegavi che a volte c'è dell'ostruzionismo da parte delle pubbliche amministrazioni: c'è qualche situazione particolarmente critica?

MolfettaTv, ha avuto la proibizione di filmare i consigli comunali del paese.

Non è illegale vietare qualcosa del genere?

Infatti, adesso si sta appellando. Anche altre web tv hanno avuto la stessa proibizione - come NoverascoTv, ndr - si cerca di far tacere questi canali liberi in rete, gestiti da videomaker per passione, che non hanno un modello di business.

Prima avete citato modelli come ProPublica, modelli che oltreoceano grazie a una massa critica hanno funzionato e riescono a sostentarsi tranquillamente, in Italia qualcuno non dico è riuscito a guadagnarci, ma almeno ad andare in pareggio?

Le migliori web tv strutturate, quelle più sostenibili, sono quelle verticali, quindi le comunità in rete. Le micro web tv geolocalizzate hanno maggiori difficoltà, devono attingere a piccole medie imprese sul territorio o alla pubblica amministrazione. E l'Italia non è ancora illuminata su questo aspetto...

Quanto credi ci vorrà?

Ancora molto tempo. Oggi ancora cinque milioni di italiani sono fuori dalla banda larga, già questa è una difficoltà oggettiva per questi canali.

Ora, un paio di considerazioni mie. C'è un'ombra che grava sul Paese, ed è l'arretratezza infrastrutturale dell'Italia - banda larga, penetrazione internet - che rallenta e rende complicato tutto il resto. Lo complica anche e soprattutto a livello di modelli di business, perché sarà bellissima la micro web tv iperlocal che passa un mese a lavorare su un'inchiesta che nessuno ha voluto fare. Ma come si sostenta chi la realizza quella inchiesta? In breve: chi paga? Perché qualcuno paghi serve pubblicità - difficile da vendere con un prodotto come un'inchiesta - oppure donazioni, finanziatori.

C'era un nome che aleggiava: ProPublica. Ma fare confronti tra un progetto che è partito mettendo sul piatto 10 milioni di dollari, 28 giornalisti d'inchiesta al lavoro a tempo pieno, coordinati da Paul Steiger, ex managing editor del Wall Street Journal, e che ha vinto un Pulitzer, può solo essere doloroso. Quando mai potremo immaginare una cosa del genere in Italia? Né oggi, né domani. Sono mondi diversi, universi lontanissimi, ma l'America è sempre un altro mondo. Anche per le inchieste finanziate "dal basso".

Fate conto: siete la web tv di un piccolo paesino dove c'è una grande raffineria. I cittadini finanziano la vostra inchiesta con delle donazioni, voi indagate per il tempo necessario a recuperare le prove dei danni alla salute causati dalla raffineria, poi si apre un processo... e così via. Bellissimo: sì, e altrove è stato già fatto da tempo. Ma in Italia? In Italia è ancora complicato mettere in piedi lavori del genere. Ma un domani, chissà.

Va detto che anche nelle redazioni cartacee dei quotidiani o dei periodici, i problemi sono assolutamente identici. E sono di due tipi: in minima parte politici (non toccare il filo X, non parlare male di Z, ecc) ma nella maggior parte dei casi sono problemi economici. Dedicarsi al giornalismo investigativo costa tempo e risorse, risorse che molto raramente possono essere distaccate dall'interno della redazione, dove già normalmente si è oberati di lavoro impossibile da delegare, visti i tagli di organico e i pensionamenti avvenuti più o meno ovunque negli ultimi anni.

Motivo per cui si evita - o si compra all'esterno - quel genere di informazione, di giornalismo d'inchiesta. Se capita, se proprio si vuole esagerare, lo si compra all'esterno (sto generalizzando ovviamente). Giusto? Sbagliato? Il mercato funziona così: e se uno su mille ce la fa, l'esempio classico sui quotidiani può essere Il Fatto, gli altri noventonovantanove annaspano. Tra questi novencentonovantanove, ci sono naturalmente le microweb tv italiane. Fondamentali, ma con un modello di business ancora poco chiaro.

Concludendo: qui se volete qui il blog di Giampaolo Colletti, qui il sito di AltraTv.tv, e qui il report presentato ieri in pdf.

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