Cosa succede realmente a TechCrunch?

Cosa succede realmente a TechCrunch?

"TechCrunch come lo conosciamo potrebbe finire", "TechCrunch è sul precipizio" e un inquietante "The end" nello slug del post scritto dall'editor MG Siegler, destinato a far vedere la notizia del cambio al vertice del popolare blog, dopo che Michael Arrington ha lasciato la propria carica per dare vita a CrunchFund, fondo venture capital da 20 milioni di dollari messo in piedi da AOL (proprietaria dello stesso TechCrunch) più altre società.

Cosa succede dunque realmente a TechCrunch? Più di una cosa, probabilmente: la prima è costituita dalla polemica sui conflitti d'interesse per un blog storicamente dedicato alle start-up, in realtà già da parecchio tempo in atto ma divampata dopo un recente post del New York Times che ha fatto letteralmente infuriare lo staff di TechCrunch, con Siegler (anche sul suo blog personale) e Paul Carr in prima linea.

Ma perché a questo punto parlare di precipizi e di fine? Eccoci alla seconda "cosa": a distanza di un anno dalla sua cerimonia, il matrimonio tra AOL e TechCrunch sembra essersi rovinato. La stessa rimozione di Arrington dalla propria carica in TechCrunch sembra essere al centro della discordia, secondo questo significativo estratto dal post di Siegler linkato all'inizio.

"Se AOL dovesse provare a portare il proprio Editor-in-Chief per guidare TechCrunch, sarebbe un errore del cazzo colossale. Il vecchio adagio: 'se non è rotto, non aggiustarlo' - se AOL manda via Mike per mettere su il proprio despota, lo romperanno in modo da poterlo aggiustare. E il risultato finale potrebbe non piacergli."

E ancora:

"AOL sembra credere che eliminare i conflitti più grandi - così grandi da essere ovviamente resi pubblici - li possa rendere un baluardo d'integrità nel mondo dell'editoria. Che ammasso di merda di cavallo. I conflitti di cui dovremmo preoccuparci sono quelli non pubblici. Sono molto più prevalenti e ingannano i lettori perché molto più subdoli. Ma è un'impresa impossibile. AOL non può sistemarli, nessuno può. Si occupano quindi invece di sacrificare l'agnello che ognuno può vedere per guadagnare sbruffonate nei confronti degli altri vecchi media che vivono per morire un altro giorno."

Parole non delicate quindi, in grado di mettere la notizia riguardante Michael Arrington sotto un'altra luce. Che fine farà a questo punto TechCrunch, uno dei blog più importanti della Silicon Valley?

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