Inviare una mail produce 19 grammi di CO2. Guerra allo spam

Per ogni mega allegato ad una mail si emettono 19 grammi di anidride carbonica. La stima è dell'Agenzia francese per l'ambiente ed il controllo energetico (Ademe). Ma la stragrande maggioranza delle mail è puro spam

Tonnellate di mail, tonnellate di spam, tonnellate di CO2 emessa per pubblicizzare Viagra, Cialis, pillole dell'amore varie dagli effetti tridimensionali, pillole antidolore e affiliazioni ai più improbabili network di telelavoro. Il rapporto tra l'ormai indispensabile mail, i sempre più odiosi messaggi di spam e le emissioni di anidride carbonica è un problema tutt'altro che risolto.

Anzi: l'ultimo allarme (di una lunga serie, a dire il vero) è quello lanciato da Ademe, l'Agence de l'Environnement et de la Maîtrise de l'Energie. Cioè l'agenzia di protezione ambientale d'oltralpe. I dati, aggiornati ai nostri giorni, sono chiari e netti: per ogni megabyte allegato ad una mail si emettono 19 grammi di CO2.

La causa è sempre la stessa: ogni messaggio mail fa il giro di numerosi server e viene conservato in più copie prima di arrivare a destinazione. Tanto è vero che il rapporto tra peso della mail ed emissioni non è lineare: con 10 Ccn, infatti, la CO2 si moltiplica per quattro circa. Altre fonti, riportate recentemente da Wired, portano dati diversi e riferiti specificatamente allo spam: 0,3 grammi a messaggio, che diventano 0,7 in caso di click.

La grossa differenza sta nel fatto che Adame prende in considerazione il peso per MB, le altre fonti fanno una media del normale spam che ci troviamo quotidianamente nella casella "in arrivo". Tutti, però, concordano su un dato: circa l'80% delle mail che circolano sui server sparsi per il pianeta è spam, solo il 20% sono messaggi veri. Ancor meno sono quelli interessanti, che verranno letti.

Ma non di sole mail vive l'uomo, anzi: ci sono anche i messaggi su Twitter (molto eco-friendly: appena 0,02 grammi) e le ricerche su Google (0,2 grammi di CO2 a query). Per le ricerche su Google, a questo punto, dobbiamo sperare che il tanto temuto Panda Update aiuti almeno l'ambiente riducendo i tentativi degli utenti necessari a trovare in rete ciò che realmente cercano.

Ancora: aggiungete tutti i "Like" di Facebook, che da qualche tempo comportano la condivisione automatica, e soprattutto aggiungete YouTube.

Quest'ultimo servizio, sulle cui emissioni in rete si trova assai meno materiale, è il più energivoro di tutti: caricare i video, convertirli se è necessario e poi visualizzarli costa energia ed emette moltissima CO2. Ma qui non c'è Panda che tenga...

Via | Ecquo, Wired, Fast Company, ITEspresso, BBC, Ademe
Foto | Flickr

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