Ashley Madison, secondo John McAfee (e non solo) c'è stato un complice interno

Gli esperti del settore ne sono convinti: il colpo ad Ashley Madison è stato agevolato da qualcuno interno alla Avid Life Media.

john-mcafee.jpg

Dal 15 luglio scorso, giorno in cui un gruppo di hacker che risponde al nome di “The Impact Team” ha hackerato il sito Ashley Madison e rubato i dati privati di milioni di utenti, non è mai stata davvero esclusa la possibilità che dietro quel gruppo di cybercriminali si nascondesse qualcuno di vicino ad Ashley Madison e Avid Life Media, l’azienda proprietaria del sito.

Molti esperti di sicurezza online, in queste ultime settimane, hanno insistito su quell’ipotesi, sottolineando come soltanto un inside job, un lavoro dall’interno, avrebbe potuto portare al furto sia tutte le informazioni relative agli account degli utenti, sia i materiali interni all’azienda, presumibilmente archiviati e disseminati altrove. Ora a rincarare la dose ci ha pensato John McAfee, fondatore dell’omonima azienda che si occupa proprio di sicurezza informatica.

McAfee, ora slegato in tutto e per tutto dall’azienda a cui ha dato il nome, si dice certo che il furto di quei dati sia opera di una “donna sola che lavorava per Avid Life Media”. Secondo McAfee, i file contenuti del database pubblicato online contengono alcune caratteristiche particolari che generalmente non troviamo in leak di questo genere:

I dati contengono i dump reali del database MySQL. Non è qualcuno che ha copiato una tabella e l’ha trasformata in un file CSV.

A questo, spiega McAfee in linea con quanto già affermato da altri esperti, si aggiunge il fatto che tra le decine di GB trafugati - e ora pubblicati online - sono finite anche le informazioni sui dipendenti, il codice sorgente di ogni programma mai scritto dagli impiegati dell’azienda e persino i layout degli uffici Ashley Madison.

L’imprenditore, inoltre, è convinto che sia opera di una donna, principalmente per via degli insulti rivolti agli uomini utenti del sito nelle comunicazioni diffuse dal gruppo di hacker:

Credo che questo, in qualunque lingua, suggerisca che sia opera di una donna.

Al di là delle considerazioni sul sesso, il parere di McAfee si aggiunge a quello di altri esperti del settore, convinti che, almeno in parte, il gruppo di hacker abbia ricevuto supporto dall’interno dell’azienda. In attesa che emerga la verità, in casa Avid Life Media stanno smuovendo mari e monti per trovare i responsabili e tentare di uscire il meno danneggiati possibile da questa situazione che sta avendo ripercussioni senza precedenti.

Oltre ai ricatti di cui vi abbiamo dato conto poche ore fa, la stampa nordamericana ha iniziato a parlare di suicidi scatenati proprio dal leak dei dati di Ashley Madison, disperati che, davanti al rischio di vedere violata in questo modo la propria privacy, non hanno retto al colpo e si sono tolti la vita. Si tratta di prime indiscrezioni - le autorità stanno ancora indagato sui vari casi - ma fino ad oggi sono giunte già tre segnalazioni.

Avid Life Media, intanto, ha offerto 500mila dollari per chiunque sia in grado di fornire informazioni utili all’identificazione degli hacker.

Via | Gizmodo

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail