Spotify si scusa dopo le incomprensioni sui nuovi ToS

Spotify pubblica un aggiornamento dei termini e delle condizioni del servizio che sembra fare invidia alla NSA, ma poi torna sui propri passi dopo le polemiche.

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Piccolo terremoto in casa Spotify, travolta da polemiche e proteste dopo la pubblicazione dei nuovi termini e condizioni del servizio. Alla voce dedicata alle informazioni degli utenti raccolte dal famoso servizio di streaming si leggeva:

Usando o interagendo col servizio dai il consenso a: raccogliere, utilizzare, condividere e processare le informazioni sulla tua posizione, inclusa ogni interazione col servizio Spotify e ogni altro utente di Spotify; l’uso dei cookie e di altre tecnologie, il trasferimento delle tue informazioni al di fuori del Paese in cui vivi; la raccolta, l’utilizzo e la condivisione delle tue informazioni.

Non solo. Collegando l’account di Spotify a quello di Facebook, spiegavano i nuovi ToS, si autorizzava il servizio a raccogliere anche le informazioni in arrivo dal social network - credenziali di accesso, nome e cognome, foto del profilo, indirizzo e data di nascita, genere e nomi degli amici e loro foto del profilo. E, più in generale, si autorizzava Spotify ad accedere a tutte le informazioni in arrivo dalle applicazioni di terze parti collegate al proprio account.

Un’invasione della privacy che non è ovviamente piaciuta ai tanti utenti che quotidianamente si affidano al servizio per ascoltare musica in streaming, chi gratuitamente chi a pagamento. E così, in tempi rapidissimi, da Spotify sono arrivate non soltanto le scuse, ma anche la promessa che i nuovi ToS saranno rivisti a breve.

In un post intitolato SORRY, il fondatore Daniel Ek ha spiegato che molte cose sono state fraintese e che in futuro non si presterà soltanto più attenzione alla privacy degli utenti, ma anche alla comunicazione con gli stessi:

Avremmo dovuto fare un lavoro migliore nel comunicare cosa queste politiche volevano dire e come le informazioni che decidete di condividere saranno - e non saranno - utilizzate. Siamo a conoscenza delle preoccupazioni degli utenti a proposito delle loro informazioni personali e ci impegniamo al 100% a proteggere la privacy dei nostri utenti e assicurar loro il controllo totale delle informazioni che condividono.

In un momento in cui Spotify non gode proprio di grossa stima da parte di chi la musica la fa ogni giorno, una caduta di stile del genere, per quanto corretta in extremis, potrebbe essere colta al balzo dalla concorrenza. Per il momento la polemica sembra placata, ma bisognerà attendere la pubblicazione dei nuovi ToS per scoprire cosa bolle in pentola.

Via | Spotify

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