Blog 2011: populismo, marchette e propaganda...

Francesco Mangiapane mi ha mostrato un suo pezzo molto impegnativo per Alfabeta2. Si parla dell'evoluzione del blog, da strumento di comunicazione orizzontale dieci anni fa, a strumento verticale oggi. Nel corso del decennio abbiamo visto nascere tanti tipi di blog: siti come Huffington Post, il primo superblog di celebrities, può rivaleggiare con i numeri del New York Times. Cosa dice in sostanza Mangiapane (tutti i blockquote arrivano dal suo pezzo)? Dice che nulla è cambiato, e tutto è cambiato.

Che cosa resta, allora? Il leader che mostra i propri muscoli mediatici, esibendo i commentatori come pubblico, fan, come quantità buona da far valere su altri tavoli. Il blog è uno strumento che, da questo punto di vista, ben si presta al progetto di costruzione e mantenimento della leadership.


Quello che era il piccolo ambito della blogstar di Splinder, oggi è il grande ambito di una blogstar come Beppe Grillo - partito non partito, blog politico gestito da un'agenzia di comunicazione, mostro strano che interagisce col pubblico solamente a certe condizioni (vedete ad esempio questa intervista recente di Gilioli). E proprio Grillo convalida perfettamente l'analisi di Mangiapane:

In opposizione al discorso giornalistico, allora, il discorso del blogger si propone come doppiamente «autentico», sia in quanto carismatico offerto direttamente dal leader al proprio pubblico di fan, sia in quanto non filtrato materiale grezzo che spetterà al lettore verificare e vagliare e, in definitiva, assumere.

Ma sarà tutto vero l'oro che luccica? Vediamo perchè secondo non è tutto oro. Se avete pazienza, seguitemi e sarò breve: penso che l'esempio di Pandemia sia più che lampante per dimostrare che il blog è un animale pericoloso per l'informazione.

Egli è, pertanto, lo smascheratore della finzione mediatica in nome del sussurro, del pettegolezzo, del mormorio, degli umori del dietro le quinte, luogo in cui, al sicuro da occhi indiscreti, si può smettere la maschera del politicamente corretto e rivelarsi per ciò che si è davvero.

Ricapitolando: il blog crea una fiducia mostruosa, i lettori si identificano e pensano per giunta di accedere ad un quadro della realtà più vero e diretto. Purtroppo non è così: la mancanza del "mestiere" giornalistico, l'assenza di codice deontologico, fanno sì che spesso il blogger sia solo un megafono di propaganda mal digerita, anzi passata al lettore senza nessun filtro e prospettiva. Basta poco per farsi amico un blogger: un buffet, due gadget, un press tour. Ci sono tante marchette sui media tradizionali, ma ce ne sono altrettante nella blogosfera, presa d'assalto da PR come l'Eldorado.

Fino a qui niente di terribile. Se non fosse che ieri ho visto che il famoso Pandemia, uno dei decani del blogging in Italia, sarà ospite della NATO in Afghanistan. Blogger embedded, titolo altisonante e molto appetitoso, chi direbbe di no all'invito sul set di una guerra vera? Il problema è che proprio domani Obama dovrebbe annunciare la politica USA per l'Afghanistan: ritiro parziale, come e quando non si conoscono ma è necessario che l'opinione pubblica pensi che il grosso del lavoro è fatto, che non si abbandona un paese al caos, che la vita dei civili è tornata quasi normale. Questo il messaggio che sarà infuso ai blogger. Sarà capace il nostro Luca di sfuggire alla trappola di un'istituzione potente come la NATO? Oppure ci propinerà interviste piene di pietà e tante mezze verità, come quelle che la NATO regolarmente pubblica gratuitamente per i media sul proprio canale di News Market? Mah... lui stesso dice molto candidamente: "Lo scopo è di consentire alla stampa di informare l’opinione pubblica sui progressi e sull’evoluzione della società civile locale verso un processo democratico di sviluppo, guidato e promosso dalla Nato stessa."

Buona fortuna Luca, guarda il video in testa a questo post e cerca di far onore al blog che ti ha reso famoso...

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