Stallman: legalizzare il peer to peer!

Alla villa Reale di Monza, per Focus2011 di Unesco, ho incontrato Richard Stallman per una intervista. Stallman è uno dei padri del movimento hacker, nel senso originario del termine, e poi nei primi anni '80 è stato il fondatore della Free Software Foundation - da allora è la figura di riferimento per chi sviluppa tecnologia con una coscienza del valore che ha per l'uomo la difesa della propria libertà personale e informatica. Documentatevi sulla sua pagina ufficiale o sul profilo pubblico di Wikipedia. Abbiamo diviso l'intervista in tre parti: una per Melablog sapendo che si rischia di cadere nel flame e fanboysmo. Una seconda qui su Downloadblog, e una terza centrale qui su Ossblog dove si articola tutto il discorso su Android, sui compilatori, sul software libero contro a quello open source e tutto il resto.

Raccontaci qualcosa dei vecchi giorni dell'hacking allo MIT.

Hacking si può fare in qualsiasi medium, è "clever playfulness" ossia l'abilità di giocare con cose complesse. C'era una tradizione allo MIT, di mettere qualcosa in cima al Great Dome dello MIT. Ci mettevi qualcosa di molto visibile, di divertente: una replica di una macchina della polizia con dentro un poliziotto, una volta una casa, una volta un capezzolo gigante. Cerca le foto in photos/hacks sul mio sito.

Ricordi di quel periodo?

Troppo difficile andare a ripescarli. Ricordo sempre con piacere che si lavorava di notte, nel pieno della notte andavamo a cenare a Chinatown, fino alle quattro potevi mangiare. Lì si chiudeva la giornata di lavoro.

Cambiamo argomento: il Peer to peer?

E' un'ottima tecnologia, che ci libera dall'esigenza di server e quindi dal rischio che cada sotto controllo estraneo. Se intendi peer to peer come scambio di materiale pubblicato con diritto d'autore: la condivisione è un fatto positivo, dovrebbe essere legale, e le leggi che lo proibiscono sono sostanzialmente immorali e non si dovrebbero osservare. Queste leggi hanno un obiettivo che è sbagliato in sè, è diabolico. Dobbiamo legalizzare la condivisione a scopo non commerciale di copie esatte delle opere, è la libertà minima. Materiale educativo, di ricerca, enciclopedico: questo dovrebbe godere di uno spazio di libertà ancora maggiore, quello delle quattro libertà. Dobbiamo avere questa libertà perché ha un'utilità tremenda per la società nel suo complesso.

Su scala globale, i fenomeni sociali positivi del web sono preponderanti rispetto a quelli negativi tipici del comportamento delle grandi corporation e dei Governi? E' meglio condividere in un ambiente proprietario come quello di Facebook oppure è meglio non condividere niente?

E' una scelta falsa, artificiale. Cinque anni fa, tutti usavano il web e nessuno era su Facebook, esistono tante altre pratiche di condivisione libera. Ma i navigatori più pigri si limitano, finiscono chiusi in Facebook. Non si tratta di scegliere tra due mali quello minore, FB o niente. Ci sono alternative per vivere socialmente il web in maniera libera.

E l'utonto?

Bisogna educarlo a pensare ad alternative differenti di scelta.

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