Digital Lifestyle Information Survey 2011 - il regno dell'information overload

Steve Rosenbaum di Magnify ha pubblicato una ricerca condotta con duecento early adopter, e con il titolo "Digital Lifestyle Information Survey 2011" ci restituisce un'immagine impressionante del nostro rapporto con l'informazione digitale - un rapporto destinato a diventare sempre più comune anche al grande pubblico di massa, almeno nella prospettiva dei prossimi cinque o sei anni. Il documento con i risultati dello studio lo scaricate da qui, non è pesante. Vediamo cosa è emerso.

Quasi metà degli intervistati resta connessa dalla sveglia fino all'ora di andare a dormire, oltre il 76% risponde alle mail anche la sera e nel week end e più della metà non spegne mai lo smartphone - un 33% arriva a controllare la mail anche nel pieno della notte. Oltre il 76% si giustifica spiegando che è il lavoro a richiedere una connessione costante, mentre il 50% riconosce che ormai vive con ansia l'idea di non restare sempre collegato: il rischio è la perdita di qualche dato interessante o addirittura importante per il lavoro.

La cosa strana è che molti ammettono la cosidetta "bancarotta digitale" e il "burnout", il sopravvenire di uno stato di estremo affaticamento, incapacità di concentrazione e impossibilità di rispondere a tutta la mail in arrivo. Quasi il 40% ammette di trascurare la famiglia, per prediligere il proprio inbox e il mondo di follower per cui si filtrano i contenuti in uno stream di Tweet - la personalità digitale assume sempre più importanza nella sua forma di "content curation". Ma la risposta giusta al problema dell'information overload non è quella tipica che vediamo nelle risposte del sondaggio.

Quasi otto persone su dieci rispondono così: ad un aumento dell'informazione in arrivo, aumento la frequenza di controllo degli stream personali e aumento il temppo dedicato al lavoro anche la sera e nel fine settimana. Solo tre su dieci rispondo nel senso più corretto: spegnendo il telefono e chiudendo la connessione con il web. E' Simoleon Sense a dare la chiave di lettura corretta di questo fenomeno, segnalando qui il video di una presentazione tenuta da Tony Schwartz al quartier generale di Google. Schwartz è l'autore di "The Way We're Working Isn't Working" (La maniera in cui lavoriamo non funziona), un libro che trovate qui su Amazon e che spiega come affrontare il senso di incapacità a vivere in un mondo sovraffollato di dati, che ci domanda una produttività sempre crescente.

Obiettivo da darsi: gestire meglio le proprie energie, senza esigere troppo da se stessi. Regola numero uno: suddividere il proprio tempo in periodi di intensa concentrazione e periodi di defaticamento - questo serve tra l'altro a lasciar spazio all'emersione della creatività e all'elaborazione nel profondo delle esperienze assorbite durante la giornata. Quindi NO al multitasking ipercinetico, e alla cosidetta "continuous partial attention" perchè portano un senso di fretta immotivata e di distrazione cronica. Regola numero due: riposare! Schwartz spiega che solo preservando le ore dedicate al sonno si riesce a migliorare la qualità del proprio lavoro durante la giornata. Paradossalmente, l'istinto ci porterebbe a sacrificare ore di sonno per star dietro al lavoro, ma nel medio periodo questa è una risposta sbagliata che ci porta a lavorare sempre di più con risultati sempre meno efficaci.

Leggete in questa pagina un sunto del libro con le quattro idee che formano la ricetta per una produttività e un senso di soddisfazione migliori sul lavoro e nella vita di ogni giorno.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: