Minorenni e privacy: un buco nell'acqua di legge

Il Senato della California ieri ha esaminato, senza approvarla, una proposta di legge sulla privacy molto interessante. Il meccanismo proposto per la difesa dell'identità online porterebbe al rovescio di quanto avviene oggi: tutti i dati protetti per default, tranne nickname e città di residenza. Accettazione esplicita prima di rendere pubblici dati personali, al momento della registrazione. Possibilità di rimuovere i dati su richiesta, con facoltà dei genitori di operare sugli account dei figli minorenni. E' questa ultima parte che ha suscitato il dibattito più vivace.

Ovviamente tutti i grandi nomi del web si sono opposti, sostenendo di avere già policy strette e di non potersi permettere costi ulteriori di gestione per implementare controlli quasi impossibili. Secondo i big del web, la proposta sarebbe limitativa della libertà personale dei cittadini, e porterebbe perfino un danno all'economia digitale del paese. La notizia si legge ad esempio su Mercury News e LA Times, oppure con due prospettive opposte su PC World e Huffington Post (quest'ultimo molto liberale di vedute).

Così a prima vista, direi che la proposta di legge ha un senso, specialmente per i minori: la patria potestà in effetti permette e impone da sempre al genitore di curare gli interessi del figlio - non capisco perchè la situazione dovrebbe essere differente nel dominio digitale. Tanto più che in Europa queste linee guida sono in parte già previste dal 2009 nei Guiding Principles for Social Networking del Concilio d'Europa, sottoscritte da tutti i grandi player del mercato (qui il pdf). Son curioso di sapere cosa ne pensate. Siete del parere di Huffington Post, che teme genitori asfissianti e incapaci? Abbassereste la soglia verso i 16 anni? Credete che la legge sarebbe inutile, e che sarebbe meglio una campagna di educazione - dato che sul web le possibilità di cacciarsi nei pasticci sono comunque infinite?

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