Google, stop alla 'revenge p0rn'

Via da Google foto e video hard postati per vendetta. Amit Singhal: "Non risolverà il problema ma vogliamo dare una mano"

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Quello del "revenge porn" è uno dei tanti fenomeni drammatici ed incontrollati di internet che ultimamente sta andando molto di moda, diventando una vera piaga: avviene quando un ex, per vendicarsi della fine della relazione o chissà cosa, mette on line su ben precisi siti web, o addirittura ne crea uno ad hoc, fotografie, video e racconti dei momenti di intimità con l'ex partner.

Una pratica che già diversi mesi fa era stata messa al bando da Twitter, e che ora verrà messa al bando anche dal più grande motore di ricerca del mondo, Google, che ha deciso di eliminare dai risultati delle sue ricerche tutti i contenuti pornografici finiti sul web per vendetta.

A spiegare la decisione è il senior vicepresident di Google Amit Singhal, in una lettera pubblicata online:

"Alcune di queste immagini finiscono su siti di "sextortion" ove si contringono le vittime a pagare per la rimozione dei contenuti [...] La pratica della porn revenge è estremamente dannosa e intensamente personale ed è utile solo a degradare le vittime, prevalentemente donne. Già provvediamo, dietro segnalazione, a rimuovere immagini di nudo o di sesso esplicito pubblicate senza il consenso delle persone, ma questa è una politica ristretta e limitata [...] nelle prossime settimane implementeremo una sezione online ove le persone potranno segnalarci questi casi di revenge porn [...] sappiamo che ciò non risolverà il problema ma speriamo di onorare tutte le richieste atte a eliminare questo tipo di contenuti."

All'inizio di aprile Kevin Bollaert, 28enne statunitense, è stato condannato a 18 anni di carcere per la sua attività di 'porno revenge'. L'uomo aveva messo in piedi due siti web, uno con migliaia di immagini e filmati hard postati per vendetta, comprensivi di nomi e cognomi e altre informazioni private, e un altro portale dal quale estorceva soldi alle vittime per rimuovere i contenuti presenti nel primo.

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