Assange: Facebook usata per spiare, i rapporti con i gruppi editoriali

Julian Asange ha rilasciato una lunga intervista a Russia Today. Potete vederne uno stralcio qui sopra, mentre su RT è possibile vederne versione e trascrizione completa.

La maggior parte dei media si è limitata a riportare le frasi di Assange che riguardano Facebook e che non rappresentano niente di nuovo, almeno per noi.

Facebook, in particolare, è la macchina di spionaggio più spaventosa che sia mai stato inventata. Qui c'è il database più completo al mondo sulle persone, sui loro rapporti, i loro nomi, gli indirizzi, le posizioni e le comunicazioni con altre persone, parenti. E' all'interno degli Stati Uniti, e le informazioni sono tutte accessibili ai servizi segreti americani. Facebook, Google, Yahoo, tutte queste grandi organizzazioni statunitensi sono dotati di interfacce per i servizi segreti americani. Non si tratta di eseguire un mandato giudiziario: hanno un'interfaccia che hanno sviluppato per l'intelligence degli Stati Uniti.



Ora, è vero che Facebook è gestito dai servizi segreti americani? No, non è così. Semplicemente l'intelligence statunitense è in grado di mettere i social network sotto pressione a livello giuridico e politico. Ed è costoso per loro controllare uno ad uno i record, quindi hanno automatizzato il processo. Tutti dovrebbero capire che quando si aggiungono i propri amici su Facebook, si sta lavorando gratis per le agenzie di intelligence degli Stati Uniti nella costruzione di questo loro database.

Come commentare le affermazioni di Assange? Forse che non serviva Assange per immaginare qualcosa del genere... Eppure la maggior parte dei media, Mashable compresa, si sono fermati qui.

La parte più interessante, a mio avviso, è quella relativa al rapporto tra Assange e Wikileaks ed i propri "partners". Un legame che avevamo già criticato lo scorso ottobre nel caso delle 10 settimane di embargo stampa. Da quello che possiamo dedurre, Wikileaks vende in anticipo concorda l'esclusiva dei propri "leaks" ad alcuni gruppi editoriali: un comportamento piuttosto ambiguo da chi si dichiara paladino della libertà.

Ebbene, sia il Guardian sia il New York Times, hanno avuto o creato problemi ad Assange:

Domanda: Vorrei parlare dei tuoi media partner, uno dei quali è il Guardian, con il quale sei ora coinvolto in una controversia. Eppure sei stato tu a sceglierlo come partner primario di lingua inglese per la distribuzione dei cables. E adesso i giornalisti del Guardian hanno pubblicato questo libro su Wikileaks, che si dice è un attacco contro di voi. Dopo questo fatto, come giudichi posizione del Guardian, in generale la libertà dei media?

Assange: Si tratta di gruppo editoriale, e quindi, naturalmente, vogliono più diritti possibile di pubblicazione. Si tratta di naturale interesse personale. Ciò che hanno fatto con la redazione dei cables, è che hanno spinto le persone a conoscere al molto. Ed ora sono preoccupati di possibili reazioni contro di loro. Ma abbiamo visto a più riprese questa sorta di abuso del materiale che gli abbiamo fornito. Il Guardian è il peggiore, ma lo abbiamo visto anche dal New York Times. Il New York Times ha ridotto un cable di 62 pagine fino a due paragrafi. E questo è completamente contro l'accordo che abbiamo originariamente istituito con loro il 1 ° novembre 2010. L'accordo prevedeva che potevano esserci riduzioni unicamente allo scopo di proteggere vite umane. Non ci sarebbe dovuto essere altro tipo di modifica, non certo per proteggere reputazione altrui o per aumentare i profitti del Guardian: solo per proteggere vite umane.

In Occidente è che non c'è confine tra ragion di stato ed interesse commerciale. I confini dello Stato, a seguito delle privatizzazioni, sono distorti e sfocati nei confini delle imprese. Così, quando osserviamo il comportamento del Guardian o del New York Times, quello è un miscuglio di interessi corporativi ed interessi di Stato. Il Guardian si preoccupa prevalentemente di essere criticato da questi potenti interessi, sulle cause legali che questi oligarchi potrebbero fargli, persone sufficientemente potenti da portare davanti alle corti un caso giudiziario.

Insomma, la domanda dell'intervistatrice era chiara: il Guardian ed il New York Times sono stati scelti dallo stesso Assange. Possibile che fino a qualche mese fa, non dubitasse nulla? Più probabile che Assange abbia comunque bisogno dei media tradizionali come cassa di risonanza per il lancio dei propri leaks. Ma se ciò corrispondesse al vero, cosa rimarrebbe dei concetti di libertà e di informazione su internet? Rimane una domanda che mi piacerebbe fare ad Assange, se mai avessi l'occasione di incontrarlo: perchè non pubblichi subito quello che hai in mano, mentre lasci sempre un periodo di embargo stampa ai grossi gruppi editoriali, per poi lamentarti della loro coinvolgimento con i potenti e gli oligarchi?

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina: