American Express lancia Serve.com, Google si accorda con Mastercard e Citigroup

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Per una volta parliamo di soldi, o meglio di transazioni su internet. Perchè se fino ad oggi Paypal esercitava una sorta di monopolio di fatto, le cose potrebbero cambiare. Due guanti di sfida sono stati lanciati quasi contemporaneamente: American Express con il proprio Serve.com da una parte, Google con Mastercard e Citigroup dall'altra.

Vediamo allora come funziona Serve.com. Secondo quanto riportato da AllThingsDigital, si tratta di uno di quei conti che noi chiameremmo "ricaricabili", e sul modello di quanto già accade con Paypal, sarà possibile ricevere denaro (anche da carte non Amex) e fare pagamenti verso altri account, indipendentemente che questi siano legati a persone o società. Ad ogni utente verrà data una carta Serve, accettata fin da subito da quei negozianti che già accettano American Express. Se inizialmente non si differenzia molto da altre carte in commercio, Serve.com vuole puntare ad essere piattaforma, e già sperimenta iniziative nel settore NFC (near-field communication) mentre dovrebbero essere disponibili da subito applicazioni per iPhone ed Android, mentre è in arrivo quella per Blackberry e Facebook.

C'è da dire che American Express non sembra aver messo in piedi il classico castello di carte. Serve.com si basa sull'esperienza di Revolution Money, società acquisita nel 2009. Al comando siede Dan Schulman, già al timone della divisione prepagati di Sprint e Virgin Mobile USA.


Vediamo quindi cosa bolle in pentola a casa Google. WSJ riporta che è stato siglato un accordo con Mastercard and Citigroup per lo sviluppo di un nuovo sistema di pagamento mobile per Android. In questo caso l'utilizzo delle tecnologie NFC è implicito, perchè sarebbero ovviamente adottate da tutti gli smartphone con Android.

La volontà di Google sarebbe quella di semplificare il mercato dei pagamenti mobili, ma dall'altro agire sul fronte pubblicitario tramite campagne pubblicitarie specifiche a target precisi di utenti. Se da un lato la cosa suona un po' male, c'è da dire che si tratta di qualcosa di vagamente simile a quanto offerto oggi da Foursquare con le offerte localizzate.

Secondo TheNextWeb, Google non avrebbe intenzione di trarre profitti diretti sulle transazioni. Per Google si tratterebbe di una mossa sul lungo periodo, giusto per far accrescere l'appeal del proprio Android e renderlo così più appetibile sempre sul fronte pubblicitario.

Quali saranno le reazioni della concorrenza? Da una parte c'è da dire che riuscire a scalfire il dominio di Paypal sarà un'impresa difficile, ed immaginiamo che sia Amex sia Google ne siano ben consci. Dall'altra c'è da dire che Ebay non brilla per spirito di iniziativa. Sotto gli occhi di tutti il flop dell'acquisizione Skype, dove il celebre software di comunicazione sembra essere sorto a nuova vita proprio in seguito all'abbandono di Ebay. Ed a pensarci bene lo stesso PayPal è sostanzialmente lo stesso da anni, senza alcuna innovazione degna di nota. A pensarci bene, sarà proprio questo il motivo che ha convinto American Express e Google a scendere in campo?

Foto | Flickr

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