Non riesco a pensare! Sharon Begley e l'indecisione perenne dell'information overload

indecisione information overload

Internet ci rende più stupidi? Ci rende più intelligenti? E Google ci rende più stupidi? E Facebook o Twitter invece? Quanto è cambiato il modo in cui impariamo o prendiamo decisioni con l'information overload: ci sono ricerche e guru che dicono tutto e il contrario di tutto.

Uno degli ultimi a dire la sua è stato Derrick de Kerckhove in un'intervista a La Stampa - davvero molto interessante, dateci un'occhiata - in cui spiegava il concetto di "mente accresciuta" e chiosava

la mia esperienza è che, almeno per quanto riguarda i miei studenti, sì, è vero, loro non leggono molto, ma di certo sanno come visionare e esplorare Internet, trovare contenuti pertinenti e focalizzarsi sul materiale da loro selezionato. Stupido è chi non usa Google

Bene: tutto a posto quindi, De Kerckhove ha detto la sua, discorso chiuso? No, naturalmente discorso per niente chiuso. A riguardo il 27 febbraio scorso è uscito su NewsWeek un pezzo di Sharon Begley, proprio incentrato sullo stesso tema che ci racconta di come si siano modificati i processi decisionali negli ultimi tempi...

Il flusso di informazioni quotidiane che assumiamo è enorme: pensate al momento in cui oggi vi siete svegliati. Avrete controllato il cellulare, letto o spedito qualche messaggio, magari fatto una telefonata. Poi avrete ascoltato la radio o guardato la tv, altre informazioni. Poi avrete acceso il pc, e uno tsunami di information overload vi avrà travolto.

Sì, perché è sul web soprattutto che arrivano tanti piccoli pacchetti di informazioni che vanno a frammentare la nostra concentrazione, esigendo istanti di attenzione. Pensate a Skype, a Messenger, agli aggiornamenti di status su Facebook, a Twitter, o più banalmente alle decine di mail che ricevete ogni giorno.

Collegate questo enorme flusso informativo ai meccanismi decisionali: ottenete la paralisi. Questo è quanto spiega Sharon Begley nel suo pezzo, in cui cita quattro caratteristiche principali in quella che chiama "twitterizzazione della cultura". In estrema sintesi: decidere diventa sempre più complicato, quando si hanno troppe informazioni a disposizione.


Blocco decisionale

Ogni bit di informazione che riceviamo quando dobbiamo prendere una decisione ci chiede di operare a sua volta una scelta: decidere se prestarvi attenzione, se rispondervi o meno, se tenerne conto quando prenderemo quella decisione. Ma la scienza dei processi decisionali ha dimostrato che nel caso in cui ci siano troppo possibilità e troppe scelte, è probabile che non venga effettuata alcuna scelta (...) Sheena Iyengar della Columbia University spiega che malgrado si desideri una grande quantità di informazioni, nei fatti queste informazioni poi tendano a inchiodarci, a bloccarci (...) "Quando prendiamo una decisione, mettiamo a confronto pacchetti di informazioni. Per questo motivo prendere una decisione è sempre più difficile, perché la massa di informazione è sempre più grande".

Decisioni e rimpianti

Se malgrado il diluvio di informazioni riusciamo a prendere comunque una decisione, non la prendiamo serenamente: ma proseguiamo a rimuginarci sopra. Più informazioni cerchiamo di assimilare, più tendiamo a rimpiangere le altre opportunità che non abbiamo colto, le altre scelte che non abbiamo fatto. In una ricerca del 2006 sul primo impiego dei loro studenti - svolta sempre da Sheena Iyengar - si è evidenziato come più informazioni avessero ricevuto prima di prendere la decisione, meno soddisfatti erano in seguito (...) in un mondo dove le informazioni sono infinite, i rimpianti in seguito alle decisioni prese sono più frequenti (...) "Anche se oggettivamente si è compiuta una scelta migliore, generalmente si è meno soddisfatti di averla presa" (...)

Ma non è solo la quantità di informazioni che bussano alla porta del nostro cervello a mandarlo in crisi, è anche la frequenza. Un flusso continuo che ci chiede di rispondere istantaneamente, sacrificando la riflessione e l'accuratezza a favore del falso dio dell'immediatezza. "Stiamo imparando a preferire prendere una decisione immediata, ma sbagliata, che a prenderne una con calma, ma giusta" spiega lo psicologo Clifford Nass della Stanford University. "Nel mondo degli affari stiamo osservando una predilezione per il "subito" invece del "giusto" (...)"

L'attualità schiaccia la qualità

Il nostro cervello tende ad accorgersi dei cambiamenti nei momenti di stasi. Un mail che arriva sul nostro Blackberry è riconosciuto come un cambiamento della stasi; allo stesso modo un nuovo post su Facebook. Tendiamo a dare più importanza, più peso sulle nostre decisioni, alle ultime informazioni che abbiamo ricevuto, non a quelle più importanti, o utili. "C'è un forte effetto "attualità" nei processi decisionali" spiega George Lowenstein della Carnegie Mellon University. "Facciamo molta attenzione alle informazioni più recenti, trascurando quanto era arrivato prima" (...) aggiunge Eric Kessler della Pace University’s Lubin School of Business "Siamo ingannati dall'immediatezza e dalla quantità, e crediamo che vi corrisponda la qualità. Le decisioni vengono prese in base all'urgenza, non alla loro importanza" (...)

L'inconscio dimenticato

Decisioni creative arriveranno più facilmente dall'inconscio, che da un approccio analitico e matematico al problema. Così, se è molto facile prendere decisioni creative sotto la doccia, è molto più complicato quando siamo travolti da un diluvio di dati. (...) Una delle sorprese più grandi delle scienze che studiano i meccanismi decisionali è la scoperta che le nostre migliori decisioni sono quelle prese "ascoltando" l'inconscio. (...)

Ci sono almeno due modi con cui una massa eccessiva di informazioni può mettere in crisi il sistema decisionale inconscio. Per prima cosa, quando la gente scopre che ci sono molte e complesse informazioni che riguardano una scelta "la delegano alla mente analitica" spiega lo psicologo Maarten Bos di Radboud. "E questo causa paradossalmente decisioni sbagliate". In secondo luogo, il sistema inconscio funziona meglio quando ignora alcune informazioni, riguardo a una decisione importante (...) "Accade soprattutto online, dove è molto più facile cercare informazioni su informazioni su informazioni che fermarsi un attimo e rielaborarle" (...)

Come possiamo proteggere le nostre decisioni da un eccesso di informazioni? Evitando di rispondere in tempo reale alle mail, ma raggruppandole e dedicando una parte del tempo alla risposta (...) evitate la trappola mentale: una decisione che vi richiede di assumere una larga mole di informazioni non sarà necessariamente migliore se fatta analiticamente: la prenderete meglio e avrete meno rimpianti se lascerete andare il vostro inconscio (...)

Via | NewsWeek

Foto | Flickr

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