ReDigi: nuova startup rivende la musica digitale "usata"

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Le nascenti startup musicali devono scontrarsi con un invincibile muro di gomma: l'industria discografica, da sempre nemica di tutto ciò che promuove la digitalizzazione della musica e lo scambio di file. In questo panorama vorrebbe affermarsi anche il ReDigi Marketplace, una sorta di store musicale per "l'usato", in cui i consumatori possono rivendere la propria musica e comprarne altra "usata" a prezzo conveniente.

Un'idea interessante, certamente, ma sorge spontaneo il dubbio riguardante la legalità sullo cambio di proprietà di file digitali musicali. ReDigi afferma di voler andare incontro alla richiesta degli utenti, stanchi della musica non ascoltata che riempie PC e lettori MP3. Secondo quanto dichiarato da John Ossenmacher, CEO della startup:

l'utente medio utilizza solo il 20% della musica presente nella propria libreria. Il risultato di ciò è una grande quantità di soldi e spazio sprecato sui propri computer e dispositivi mobili. Con tutti i problemi legali che riguardano la vendita e la condivisione di musica digitale, gli utenti sono rimasti bloccati con le proprie tracce non desiderate, oppure si sono sentiti obbligati a cancellarle per liberare spazio. ReDigi è la risposta a questo problema.

ReDigi sostiene di aver creato la soluzione pratica al problema, ma non ha ancora voluto diffondere i dettagli riguardo al trasferimento dei file. I responsabili assicurano anche di aver già pensato a come sarebbe possibile agire per assicurare la legalità nello scambio di file, ma anche in questo caso non abbiamo particolari tecnici. L'industria discografica ha sempre visto i file musicali digitali come un nemico: originalmente gli MP3 venivano considerati come musica "rippata" dai CD o rubata.

Con la diffusione degli store musicali online legali le cose sembrano essere cambiate di poco: i diritti garantiti ad un utente che acquista MP3 sono diversi da quelli garantiti a chi acquista una copia fisica dell'album. Quando scarichiamo un MP3 da Amazon, ad esempio, i termini del servizio recitano che:

a seguito del pagamento delle nostre tasse per il Digital Content, viene garantito un diritto non esclusivo e non trasferibile di utilizzo del contenuto digitale per la vostra persona, non commerciale, per utilizzo d'intrattenimento, soggetto e in accordo ai termini di utilizzo.

Per dirla in parole semplici: possiamo vedere una copia fisica di un album come vogliamo, è perfettamente legale, mentre sembra non sia possibile trasferire i propri diritti su un MP3 ad un'altra persona. ReDigi ha svelato solamente che, per aggirare l'ostacolo, offrirà una quota delle vendite ad artisti ed etichette. Basterà una fetta dei guadagni a piegare un'industria estremamente refrattaria alla digitalizzazione della musica?

La piattaforma è al momento in fase di beta chiusa, per utilizzarla è necessario richiedere un invito. Attendiamo il nostro per poterla provare e proporvi le prime impressioni pratiche.

[Via ReDigi | ReadWriteWeb]

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