Twitter guru in sei mosse. E una riflessione sociologica sugli utenti del microblog



Diventare un guru su Twitter? Nulla di più facile, secondo Andy Beal, che poche ore fa ha twittato le sei regole per conquistare decine di migliaia di follower.

Eccole in sintesi: segnalare che si sta partecipando un evento con il relativo hashtag; avvisare quando si atterra da qualche parte, ma per noi italiani si potrebbe dire semplicemente quando si visita una nuova città; linkare storie; distribuire perle di saggezza; fare domande semplici; proporre citazioni.

Il succo è semplice, come spiega Andy su Marketing Pilgrim. Questo tipo di azioni e tweet stimolano il retweet, l'aggiunta nel #ff, fanno credere agli aspiranti follower che saranno coinvolti da noi e che siamo persone che possono offrire loro qualcosa di interessante da leggere.

Detto da uno che ha quasi 20mila follower, gli si potrebbe anche credere. Almeno fare un tentativo. A leggere bene i tweet originali di Andy però mi sono chiesto se non ritenga che la maggior parte degli utenti Twitter sia un'ammasso di imbecilli, pronti a cascare in questi tranelli.

O forse ha ragione a sostenere che l'uso che facciamo di Twitter è anche e soprattutto questo? Cioé semplicemente andare a cercare citazioni, link, perle di saggezza di altri che ci appaiono come persone importanti, che vanno in posti dove vorremmo essere noi?

Forse la verità sta nel mezzo. Cioé che l'utente di Twitter è mediamente idiota. Avanti, alzi la mano chi non ha mai ritwittato una stupidaggine, un commento, una citazione, che magari conosceva già, ma solo perché in quel momento gli era piaciuta?

E chi non è stato soddisfatto di vedere un proprio link rilanciato dagli amici?

D'altra parte, quale altro metro di valutazione abbiamo per la nostra popolarità su Twitter? Ok, in fondo forse Andy ha ragione. Metà degli utenti di Twitter assomiglia a quelle persone che si piazzano davanti alla tv per farsi rimbambire, alla Homer Simpson per intenderci.

Paradossalmente, più in Usa e nel resto del mondo che non qui da noi. In Italia infatti a usare Twitter sono ancora relativamente in pochi. Anche se giusto nelle ultime due settimane ho registrato un fatto curioso.

Sono stato infatti alla Social Media Week di Roma, dove però Twitter veniva usato da pochi e con tweet per altro poco interessanti. Avrei detto che il microblog in Italia sarebbe stato destinato a una rapida morte. Poi invece la scorsa settimana ho attaccato Twitter per sapere quando c'era Benigni a Sanremo, mentre vedevo altro. Seguire Sanremo su Twitter è stato favoloso, una goduria, meglio che vederlo in tv.

I tweet fioccavano a gogo. Alcuni molto interessanti, alcuni banali e scontanti, ma rilanciati. E anche io mi ci sono fatto trascinare. E allora forse non è che siamo mezzi idioti, ma che condividere e rilanciare anche cose banali alla fine è piacevole. E se una citazione o un link mi piace, perché non condividerlo?

In fondo, retweet e follow friday non sono come i like di Facebook?

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