Stuxnet è il prodotto della collaborazione tra Stati Uniti e Israele

United States Department of EnergyIl sospetto che dietro alla creazione di Stuxnet, il worm utilizzato per attacchi paramilitari, ci fossero gli Stati Uniti è stato avanzato già al momento della sua scoperta. Un'ipotesi che non è mai stata confermata da fonti governative e che molti hanno criticato, tacciandola di pregiudizi politici nei confronti degli USA. Eppure, sono pochi i paesi che avrebbero posseduto i fondi e le tecnologie per creare Stuxnet.

Tant'è che una recente indagine del New York Times chiama in causa tutti gli stati occidentali o, alleati degli Stati Uniti che occupano una posizione economica di rilievo in ambito internazionale: soltanto la Cina, prossima al superamento dell'economia statunitense, potrebbe generare un'arma come Stuxnet... peccato che, nelle statistiche ufficiose, risulti il 2° paese più colpito da Stuxnet dopo l'Iran.

È difficile pensare che la Cina possa aver creato Stuxnet per auto-infettarsi. Le novità emerse ricostruiscono, in modo verosimile, tutta la storia di Stuxnet. Per chi ancora non sapesse di cosa si tratti, Stuxnet è un virus che attacca i sistemi di controllo delle turbine presenti nelle centrali nucleari, aumentandone la frequenza di lavoro. Una specie di overclock forzato dell'hardware che può causare dei disastri.

Immaginate che una tragedia come l'esplosione del reattore di Cernobyl possa essere provocata da un virus informatico: Stuxnet è in grado di creare un surriscaldamento del tutto simile a quello che ha portato al disastro della centrale ucraina nel 1986. L'intento è quello di disincentivare l'arricchimento dell'uranio.

Ebbene, secondo il New York Times la creazione di Stuxnet sarebbe il risultato di una collaborazione internazionale tra Stati Uniti, Germania e Israele. Paesi in forza alla NATO e ai vertici dell'economia mondiale, nonché ostili all'espansione nucleare dell'Iran. Tutto sarebbe partito dall'Idaho National Laboratory (INL), un istituto di ricerca governativo degli USA.

L'INL, che dipende dallo United States Department of Energy (DOE), avrebbe "passato" informazioni sulla vulnerabilità dei Programmable Logic Controller (PLC) in uso a Natanz – un sito nucleare iraniano – al governo d'Israele. Questi PLC sono stati prodotti dalla tedesca Siemens, che già nel 2008 collaborava con l'INL sulle vulnerabilità dei propri sistemi.

Il risultato, per stessa ammissione del governo iraniano, è stato il sabotaggio della centrale nucleare di Natanz nel giugno del 2009. WikiLeaks aveva pubblicato un appello all'Iran affinché sostituisse i PLC di Siemens. L'aggiornamento del New York Times assume tutt'altra credibilità, citando documenti ufficiali che sono pubblicamente reperibili su internet.

Via | ReadWriteWeb

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