Condanna a sei anni per furto di foto compromettenti dagli account di posta elettronica.

George Bronk, californiano di 23 anni, è stato arrestato per aver acceduto illegalmente a 3200 indirizzi di posta elettronica allo scopo di impossessarsi di immagini compromettenti delle vittime. In seguito è riuscito a pubblicare, sulle pagine del profilo delle vittime stesse, le foto che si era procurato. La tecnica usata è la stessa che tempo fa David Kernell utilizzò per introdursi nell'account di posta elettronica di Sarah Palin, a quel tempo candidata alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti.

Bronk ha spulciato gli account Facebook delle sue future vittime alla ricerca di informazioni che gli avrebbero poi permesso di rispondere alla “domanda di sicurezza” che i servizi di posta elettronica pongono agli utenti quando questi dichiarano di aver smarrito la password. La maggior parte delle volte si è trovato a dover rispondere a domande molto semplici come “Qual'è il nome del tuo orsacchiotto” o “Come si chiama tuo padre”, domande alle quali ha trovato facilmente risposta sui profili delle persone prese di mira.

A questo punto è stato per lui semplice cambiare la password dell'email delle vittime e con tutta calma spulciare le loro caselle di posta alla ricerca di materiale compromettente: in 172 dei 3200 account “visitati” avrebbe trovato immagini utili al suo scopo. Una volta ottenuto il controllo della casella di posta elettronica è stato facile per lui chiedere il ripristino per la password anche per i profili facebook correlati, ed a questo punto ha pensato bene di pubblicare sulle stesse pagine delle vittime le foto in suo possesso.

In un caso in particolare sarebbe addirittura riuscito a convincere una delle persone colpite ad inviargli delle foto ancor più esplicite minacciando di pubblicare quelle già ottenute. Bronk trascorrerà 6 anni in prigione e tra le varie accuse a suo carico compaiono quella di furto di identità e pedopornografia (alcune delle sue vittime erano minorenni).

La nostra privacy è preziosa in ogni caso, anche quando non conserviamo immagini “scottanti” come nel caso delle vittime di Bronk. I sistemi per proteggerla esistono, a volte richiedono un po' di attenzione e di riflessione come per la scelta di una password abbastanza complessa. Pochi possono permettersi di dormire con la porta di casa aperta, e se la password che protegge i nostri dati è semplicemente il nome del nostro partner, di nostro figlio o addirittura il nostro stesso nome allora è come proteggersi accostando la porta di casa. Ed è altrettanto inutile inventarsi una password arzigogolata per poi impostare come domanda di sicurezza “qual'è il nome della tua scuola elementare?”: chiunque impiegherebbe non più di mezz'ora a scoprirlo. Un po' come lasciare le chiavi di casa sotto lo zerbino...

Foto | Flickr
Via | ITWorld

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