Il caso Google e qualche spiraglio per un nuovo diritto d'autore 2.0

google adsenseGiornate intense per l'Antitrust italiana. In un sol giorno stipula una tregua con Google e chiede una revisione (leggi aggiornamento) della normativa che regola il diritto d’autore cercando di adattarla alle nuove tecnologie, alla rete ed alle nuove logiche economiche. Andiamo per ordine: l’autorità deputata alla garanzia dei diritti del cittadino-consumatore e alla libera concorrenza delle imprese, ha chiuso l’istruttoria aperta contro Google con l’accusa di abuso di posizione dominante in quanto ha ritenuto che gli impegni e le rassicurazioni offerte da Big G bastino a superare dubbi e perplessità.

Ma quali sono questi impegni? Google ha promesso che permetterà un maggior controllo sui contenuti del servizio Google News da parte degli editori, ed inoltre piu' trasparenza e verificabilità' delle condizioni economiche che vengono applicate agli inserzionisti del programma AdSense e AdWords. Nello specifico Google ha assicurato che manterrà un software separato per il servizio Google News, in modo da consentire agli editori la scelta di quali contenuti rendere utilizzabili tramite questo servizio (con la possibilità di escludere determinati articoli o immagini). Per quanto riguarda i problemi sorti con il programma AdSense, Google ha deciso che sarà concessa agli editori la possibilità (prima negata) di conoscere come i ricavi derivanti dalla vendita degli spazi pubblicitari sono ripartiti, il controllo delle condizioni economiche e cade infine quel divieto assoluto che impediva ai terzi la rilevazione del numero di click che vengono effettuati dagli utenti sui singoli annunci di pubblicità. Tutti questi impegni sono ora stati resi vincolanti con l’accettazione da parte dell’Antitrust.

L’altra importante decisione presa dall’Antitrust è stata la stesura e l’invio di un documento al Governo ed al Parlamento italiano nel quale si segnala che è assolutamente necessaria una revisione della normativa in materia di diritto d’autore (una legge che è datata 1941 e che trovate qui), la quale per stare al passo con i tempi deve assolutamente essere aggiornata. Un motivo su tutti: non basta una decisione dell’Antitrust per consentire una corretta valutazione di ciò che è adeguato o meno in tema di remunerazione delle attività di editoria digitale – serve una legge statale che definisca quel sistema di diritti della proprietà intellettuale che tanto manca al nostro paese, una revisione che vada a comprendere nello specifico la disciplina dei nuovi servizi digitali come gli aggregatori di notizie e i motori di ricerca ed il loro rapporto (e la loro retribuzione) con gli editori.

Nello specifico l’autorità afferma che:

"Forme di riutilizzo ed elaborazione dei contenuti costituiscono un aspetto tipico di internet − sistema reticolare complesso caratterizzato dall’esistenza di una varietà di servizi e prodotti interconnessi da legami di complementarietà − e sono funzionali all’offerta di servizi innovativi. Ciò, tuttavia, attualmente si realizza in un contesto di disequilibrio tra il valore che la produzione di contenuti editoriali genera per il sistema di internet nel suo complesso e i ricavi che gli editori online sono in grado di percepire dalla propria attività, con il rischio che risulti compromesso il funzionamento efficiente dello stesso sistema".

Per sviluppare innovazione e nuovi modelli di creazione e condivisione dei contenuti si deve cercare un nuovo equilibrio tra fruitori, produttori ed intermediari che sia in grado di generare benefici per tutti – e la legge in questo deve fissare dei precisi paletti. Tutto ciò non è altro che uno sviluppo e un riconoscimento di quell’arte del Remix tanto amata dal Prof. Lawrence Lessig e della quale sentiamo sempre più la necessità per innovare, costruire, sapere ed informare.

Via | AGCM
Foto | Flickr

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