Id card per il web: la carta d'identità voluta da Obama

Una carta d'identità per il web, con l'obiettivo di garantire maggior sicurezza nel cyberspace. Questo l'obiettivo del presidente Usa Obama, secondo quanto rivelato da due esponenti della Casa Bianca durante un evento a Stanford.

La notizia è stata riportata da Cbs e Fox con un certo risalto. Si fa riferimento a indiscrezioni già divulgate da Cnet e alla National Strategy for Trusted Identities in Cyberspace, un progetto per identità verificate sul web. Obiettivo: aumentare la sicurezza.

"Non stiamo parlando di una carta d'identità federale e neppure di un sistema controllato dal governo - ha spiegato il responsabile per la sicurezza online della White House - Quello che vogliamo fare è aumentare la sicurezza e la privacy e ridurre, o forse eliminare la necessità di memorizzare dozzine di password, attraverso la creazione e l'uso di un sistema più sicuro di identità digitale".

Secondo quanto dichiarato dagli uomini di Obama, gli Usa non penserebbero alla creazione di un database con i dati dei singoli individui e non avrebbero intenzione di cancellare l'anonimato sul web. Ma allora, perché pensare a uno strumento simile? Solo per evitarci di memorizzare dozzine di password? L'obiettivo, ok, è la sicurezza, ma poter identificare chi fa cosa su Internet è un bene o un male?

Ci sarebbe da notare questa cosa. Quando nel documento sopra citato, le cui linee guida si possono leggere sul sito della Casa Bianca, si parla di "identity card", si ipotizzano, fra gli usi, post anonimi sui blog e uso di email con pseudonimo.

Dal poco che è trapelato, il progetto sarebbe stato affidato al ministero del Commercio, che dovrebbe produrre una carta d'identità per il web dotata di un chip in grado di memorizzare password per rendere più sicure le transizioni finanziare on line. Questo il punto di partenza. Supporto al programma sarebbe stato dato da compagnie del calibro di Verizon, Google, PayPal, Symantec e AT&T, secondo quanto riportato da Business Week, che si è interrogata anche sul valore del progetto.

Certo la diffusione di queste notizie a pochi giorni dall'inizio della caccia ad Assange & co, con la richiesta a Twitter di consegnare contatti e messaggi dei leader di Wikileaks (secondo cui anche Google e Facebook avrebbero ricevuto richieste simili), non può che mettere la gente sul chi va là.

Chiudo con uno spunto di Business Week: è vero, una carta d'identità del genere sarebbe sicuramente comoda, ma cosa dire riguardo alla nostra personale sicurezza? Ha davvero senso condensare in un'unico chip tutte le nostre password, così che il primo cracker che vi avesse accesso si vedrebbe spalancate le porte della nostra identità digitale?

Foto | aflcio

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