Il punto su ACTA: dove siamo

ACTA l’acronimo che spaventa da 6 anni. In principio se ne iniziò a discutere al The First Global Congress to Combat Counterfeiting tenutosi nel maggio del 2004 a Bruxselles. Il 23 ottobre 2007 gli USA svelarono al mondo intero il progetto dell’Anti Counterfeiting Trade Agreement al quale avrebbero partecipato l’Unione Europa, il Giappone, la Korea del Sud, il Messico, la Svizzera ed il Canada (questo il comunicato diramato dall’Unione Europea).

Alcuni paesi come l’Australia decisero invece di attuare la giustissima politica dell’ Ask First lanciando una consultazione pubblica (precisamente il 15 novembre del 2007) per decidere se partecipare o meno ad ACTA. La consultazione pubblica proposta dal governo australiano ispirò negli anni a venire molti altri governi a fare lo stesso; due paesi su tutti, USA nel febbraio del 2008 e Canada dell’aprile dello stesso anno (per tutti i passi fatti da ACTA negli anni vi rimando alla timeline iniziale del prof. Geist).

Il 15 aprile del 2008 sempre a Bruxelles l’European Council of Ministers decise di fare sul serio proponendo negoziati seri e costanti per giungere a breve ad un documento condiviso. Dal 2008 ad oggi decine sono state le riunioni, i comitati, i congressi e molti di questi steps sono da sempre avvolti da segretezza (qui un post di Gianluca sul tema). Tante e diverse sono state poi le perplessità sulla poca trasparenza che questo rivoluzionario accordo dovrebbe portare al mondo del web, anche da parte dello stesso Parlamento Europeo.

Finalmente nel marzo di quest’anno grazie alla rete è stato diffuso non troppo ‘ufficialmente’ un pdf con le basi dell’accordo ACTA. In particolare questo documento conteneva le linee riassuntive riguardo al suo contenuto:

“I punti principali sono lo scopo di ACTA, le modalità della cooperazione fra le nazioni che lo sottoscrivano, le misure da attuare contro i crimini analizzati ed il ruolo che i provider di banda potranno avere nella questione: un vero e proprio compito da poliziotti”.

In questo video il prof. Michael Geist riassume in un keynote (creato per una conferenza all'American University, Washington College of Law il 17 giugno 2010) lo stato attuale dell'Anti-Counterfeiting Trade Agreement:

Dopo tanti e tanti proclami e segreti qualche giorno fa il Parlamento Europeo ha approvato a minima maggioranza (331 si contro 299 no e con 11 astenuti) una risoluzione che approva il lavoro fatto dalla Commissione e che dovrebbe in linea teorica rappresentare la prossima approvazione definitiva dell’accordo ACTA da parte dell’organo parlamentare dell’Unione Europea. Ma attenzione ai ribaltoni (ai quali in Italia siamo purtroppo ben abituati) vista l’esiguità dei numeri una decisione diversa potrebbe benissimo rallentare nuovamente l’iter di questo travagliato accordo multilaterale.

A questo proposito dobbiamo ricordare che questo tipo di accordo permette la scelta a vari governi di quali ‘moduli’ dell’accordo importare nella propria legislazione. Nessuno sarà quindi obbligato ad introdurre nel proprio paese la procedura dei three strikes (di matrice francese) o altri sistemi di lotta dura alla pirateria tra cui a mio avviso il più pericoloso è rappresentato dalla responsabilità e dalle funzioni di ‘polizia’ che vorrebbero essere attribuite agli Internet Service Provider.

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