Direttiva 2008/63/CE e le installazioni domestiche


La notizia è rimbalzata su vari siti del settore: per mettere mano al nostro router adsl casalingo, potremmo essere costretti ad interpellare un tecnico qualificato. E' davvero così?

Nel Consiglio dei Ministri del 22 Ottobre scorso, è stato approvato un decreto legislativo per l' "Attuazione della direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni". Nome che sembrano promettere qualcosa di interessante anche per i consumatori ma che invece parlano d'altro. Controlliamo allora sul sito del Governo il decreto nei suoi punti salienti.

Innanzitutto c'è da capire l'oggetto della questione. Nell'articolo 1 punto a abbiamo la definizione di apparecchiature terminali:

1) le apparecchiature allacciate direttamente o indirettamente all’interfaccia di una rete pubblica di telecomunicazioni per trasmettere, trattare o ricevere informazioni; in entrambi i casi di allacciamento, diretto o indiretto, esso può essere realizzato via cavo, fibra ottica o via elettromagnetica; un allacciamento è indiretto se l’apparecchiatura è interposta fra il terminale e l’interfaccia della rete pubblica;

Si parla genericamente di "apparecchiatura", definizione che allarga lo spettro di azione a qualsiasi oggetto collegato, direttamente o indirettamente, ad una "rete pubblica".

Arriviamo quindi all'articolo 2.

1. Gli utenti delle reti di comunicazione elettronica sono tenuti ad affidare i lavori di installazione, di allacciamento, di collaudo e di manutenzione delle apparecchiature terminali di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a), numero 1), che realizzano l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica, ad imprese abilitate secondo le modalità e ai sensi del comma 2.

2. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, il Ministro dello sviluppo economico, adotta, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, un decreto volto a disciplinare:

a) la definizione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali che devono possedere le imprese per l’inserimento nell’elenco delle imprese abilitate all'esercizio delle attività di cui al comma 1;

b) le modalità procedurali per il rilascio dell’abilitazione per l’allacciamento dei terminali di telecomunicazione all’interfaccia della rete pubblica;

c) le modalità di accertamento e di valutazione dei requisiti di qualificazione tecnico-professionali di cui alla lettera a);

d) le modalità di costituzione, di pubblicazione e di aggiornamento dell’elenco delle imprese abilitate ai sensi della lettera a);

e) le caratteristiche e i contenuti dell’attestazione che l’impresa abilitata rilascia al committente al termine dei lavori;

f) i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1.

Quindi in sostanza le installazioni dovranno essere effettuate da tecnici qualificati. In caso contrario il punto 3 riporta anche una "sanzione amministrativa pecuniaria da 15.000 euro a 150.000 euro, da stabilirsi in equo rapporto alla gravità del fatto".

In questo post stiamo comunque valutando le utenze domestiche, ed in aiuto ci arriva l'articolo 2, comma 2 punto f appena trascritto, che riportiamo una seconda volta.

f) i casi in cui, in ragione della semplicità costruttiva e funzionale delle apparecchiature terminali e dei relativi impianti di connessione, gli utenti possono provvedere autonomamente alle attività di cui al comma 1.

Che sarebbe a dire... Utenti: se le apparecchiature sono semplici, fate da soli. Sembra il punto meno equivocabile di tutto il decreto legislativo.

Personalmente, come utente domestico, non condivido l'allarmismo nato tra ieri ed oggi. Prima di tutto per l'inevitabile inapplicabilità di un decreto che possa obbligare gli utenti a dover interpellare un tecnico specializzato, secondo per l'ovvia inutilità del tutto, vista la semplicità dei sistemi e dei software di oggi. Sempre a livello personale, trovo invece sia doveroso che chi mette mano ad impianti e reti pubbliche complesse, abbia un grado minimo di conoscenza della materia. Che poi ci siano questioni corporative o lobbystiche, questo è un altro paio di maniche.

Condivisibili invece, alcuni dei commenti del blog di Quintarelli (grazie ad ICE per la segnalazione!) sopratutto per ciò che riguarda utenti non domestici, ma di dimensioni minime. Che questo possa diventare l'ennesimo balzello che grava su piccole attività, è un pensiero che aleggia su tutti.

La questione comunque non è chiusa: il Ministro dello Sviluppo Economico ha tempo un anno per disciplinare i punti del comma 2 che abbiamo elencato qui sopra. Attendiamo sviluppi.

Foto | Flickr

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