Internet distruggerà la lingua italiana?

Da un po' di tempo c'è chi sostiene che l'uso di Internet, delle chat e dei social network, insieme con quello degli SMS, stia impoverendo le lingue nazionali privandole di quelle forme di espressione più complesse e più precise al tempo stesso. E mentre l'International Business Times riporta i risultati di una ricerca in merito che confermerebbe questa deriva, su Facebook si trovano da un po' di tempo diversi gruppi che cercano di arginare il fenomeno. Gruppi affollati da decine di migliaia di persone come "Il congiuntivo non è una malattia degli occhi" e "Lottiamo contro la scomparsa del congiuntivo" mettono in ridicolo un uso della lingua eccessivamente semplificato e formalmente scorretto. Dall'altro lato della barricata troviamo gruppi come "X tt qll k amano le abbreviazioni" che esaltano l'uso di un linguaggio ritenuto ormai moderno e di uso comune.

Interessante un parere riportato dall’autorevole Accademia della Crusca che analizza le origini del linguaggio abbreviato, definito scrittura tachigrafica, e lo fa risalire agli albori della comunicazione telematica, quando la larghezza di banda a disposizione era minima, le comunicazioni costose e gli strumenti non permettevano quasi mai comunicazioni asincrone. La nascita di un linguaggio abbreviato sarebbe dunque giustificata dalla necessità, ormai anacronistica tranne nel caso degli SMS, di dover comunicare velocemente ed economicamente e le conclusioni a cui arrivano gli Accademici sono molto ben misurate:

“È del tutto evidente che le scritture tachigrafiche hanno una loro giustificazione nei contesti citati, ma non ha senso esportarle in altri mezzi di comunicazione: in un tema, xò sarà certamente segnato errore. Di per sé, questi usi non hanno niente di sbagliato e, se usati correttamente, non impoveriscono la lingua (è chiaro che il loro abuso, come per ogni cosa, va evitato). Va sempre ricordato che ogni situazione comunicativa richiede un suo tipo di lingua, ovvero un registro linguistico: la capacità linguistica sta nel sapersi muovere con sicurezza tra i vari piani comunicativi, riuscendo a scegliere, per ogni occasione, il linguaggio più adatto.”



E dunque anche in questo caso non è possibile concludere che la ragione stia da una sola parte, piuttosto si può sperare che il buon senso riesca a guidare chi comunica in rete nella scelta del linguaggio adeguato, ma soprattutto c'è da sperare che ad un linguaggio “ristretto” non corrisponda una povertà di contenuti.

Foto | Flickr

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