30 anni fa il terremoto dell'Irpinia: un pretesto per riflettere sui ruoli di Internet.

Giusto trenta anni fa, il 23 novembre 1980, il terremoto dell'Irpinia mise in ginocchio Campania e Basilicata. Una scossa di magnitudo 6,9 provocò la morte di 2914 persone ed il ferimento di 8848. E nonostante all'epoca internet godesse di una bassissima diffusione ed il World Wide Web sarebbe nato solo 11 anni dopo, oggi è possibile trovare informazioni e dati relativi a quello che viene tristemente celebrato sul sito del United States Geological Survey (USGS) come uno dei terremoti che ha causato più vittime al mondo.

Basta fare un po' di ricerche su youtube per trovare documenti audio e video che fanno rivivere il terrore che ha assalito chi il sisma lo visse in prima persona: registrazioni audio raccapriccianti e immagini di repertorio che ripropongono i telegiornali dell'epoca. Le comunicazioni al tempo arrivavano con la velocità delle Edizioni Straordinarie del TG, con i giornali del mattino dopo e con il passaparola e tutto ciò che veniva diffuso passava più o meno per canali ufficiali. Gli scandali, i malfunzionamenti della macchina dei soccorsi, la speculazione criminosa che si è fatta approfittando di un momento di prostrazione di esseri umani piegati dalla forza della natura sono usciti fuori solo lentamente, con il tempo e con le voci di corridoio. Internet ed il web oggi ci permettono di aggiornarci in tempo reale non solo su ciò che oggettivamente è successo in una zona colpita da un sisma (basti pensare all'ottimo portale dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), ma anche di conoscere le impressioni di chi è sul posto, di chi sta vivendo in prima persona la tragedia e le sue conseguenze.

Ed il più recente terremoto dell'Abruzzo ci ha mostrato come tramite la rete abbiamo ottenuto informazioni che forse sarebbero state taciute o ignorate da giornali e televisioni che per motivi di spazio o di scelta editoriale esercitano giocoforza una scelta sulle notizie da diffondere.

Internet mostra di essere uno strumento per adesso insostituibile che può conservare la memoria storica di eventi anche precedenti alla sua stessa nascita e contemporaneamente permettere una continua e rapidissima analisi di ciò che accadde e di ciò che accade senza filtri, un flusso ininterrotto di notizie vere e false che consegnano a chi ne fruisce la responsabilità e la possibilità di ricercare ciò che si avvicina di più alla realtà dei fatti, di interagire e porre le proprie domande e i propri punti di vista ad una comunità enorme ed eterogenea.

Nel caso in analisi, cioè quello legato agli eventi sismici, la rete permette ai geologi di scambiarsi dati e rilevazioni provenienti dagli strumenti in tempi rapidissimi, di incrociarli e di poter ottenere quantomeno dati su epicentro e magnitudo dell'evento. Queste informazioni possono generare degli allarmi che sempre attraverso la rete allertano i primi soccorritori aumentando la possibilità di salvare vite umane. Dall'altro lato la stessa rete può permetterci di venire a conoscenza dei molteplici punti di vista sulla situazione, di comprendere se gli aiuti sono efficienti e sufficienti, comunicare per raccogliere materiale di prima necessità o volontari pronti a recarsi sui luoghi del disastro.

Questo è solo un esempio, purtroppo tragico, delle infinite potenzialità della rete che, solo restando libera e senza censure sull'informazione, può mantenere la sua vitalità e la sua potenza anche grazie alle enormi contraddizioni a cui dà luogo.

Foto | Flickr

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