Il Garante delle Comunicazioni contro la pirateria: i primi dubbi

Un articolo di oggi di Aldo Fontanarosa e Alessandro Longo su Repubblica parla delle prime mosse del Garante per le Comunicazioni contro la pirateria su Internet. Articolo che stranamente non ha suscitato una grande eco nel mondo della blogosfera. Al momento in cui scrivo ho trovato un accenno dello stesso Longo sul blog di Wired ed un piccolo lancio di stampa su BorsaItaliana. Altro fatto curioso, sono riuscito a recuperare il testo su internet solo dalla rassegna stampa del Governo e su Blitz Quotidiano, pare non ci sia traccia su Repubblica.it (sarei felicissimo di essere smentito).

Andiamo a vedere come al solito il nocciolo della questione. Secondo l'articolo, infatti, il Garante per le Comunicazioni:

vuole che queste società (gli ISP n.d.r.) mettano a disposizione i dati sui «flussi di traffico». Flussi copiosi di bit - sostiene il Garante - possono nascondere l`invio abusivo di programmi. Al momento di attivare l`abbonamento Internet, il cliente verrebbe informato su questo tipo di controlli «a tutela della sua privacy».

Al momento non è dato a sapere chi e come controllerà questi flussi. E' questo che noi utenti vogliamo conoscere per decidere come tutelare la nostra privacy, piuttosto che una vaga "informativa sui controlli" che il più delle volte si riduce ad una serie di norme giuridiche incomprensibili poste alla fine di un contratto.

Quali flussi di dati verranno monitorati? Come al solito lo streaming, il peer to peer ma anche una vaga "catalogazione dei file che possa agevolarne la diffusione gratuita tra gli utenti" che potrebbe voler dire tutto ciò che va dal blog, al motore di ricerca fino al forum.

Un passaggio dell'articolo fa però riflettere:

Potrà segnalare il sito fuorilegge l’autore dell’opera trafugata, la società che ne detiene i diritti, la Siae, infine il Nucleo della Finanza specializzato in questi reati. Una volta ricevuta la denuncia, il Garante individuerà il titolare del sito e gli spedirà la contestazione. Il sito sotto accusa avrà la miseria di 5 giorni per spedire una memoria difensiva a un indirizzo e-mail del Garante, che poi emetterà il verdetto. Nel caso sia impossibile individuare il titolare, il Garante potrà oscurarne il sito. E potrà decidere – ancora – la «rimozione selettiva dei contenuti protetti», il blocco della diretta inlive-streaming, il congelamento «delle porte Ip» che permettono lo scambio di file tra privati.

Sembra allora chiaro il tentativo del Garante di slegarsi dalle procedure che tutti i "normali" cittadini devono rispettare. I detentori dei diritti, che immaginiamo essere per la maggior parte dei casi le solite aziende, anzichè inviare una denuncia alle autorità di polizia o ad un magistrato ed aspettare una sentenza, avranno la corsia preferenziale del Garante, la corsia preferenziale dei soli 5 giorni per rispondere, e la corsia preferenziale della "condanna", ovvero del blocco della connessione. Tutto questo senza passare da Polizia, Carabinieri o Guardia di Finanza e senza un giudizio della Magistratura.

Se così rimanessero le cose, Agcom avrebbe di fatto preso come buone le argomentazioni di Fapav nell'accusa a Telecom Italia. Se Fapav accusava di responsabilità il provider, oggi è il provider stesso viene usato sia come "fonte di informazioni" sia come esecutore della "sentenza di colpevolezza". In una maniera o nell'altra, il tentativo di inserire in questo gioco gli ISP sarebbe servito.

Ultima domanda? Chi pagherà i costi di questo "servizio"? Tutti gli utenti internet, indistintamente. Perchè ovviamente gli ISP dovranno dotarsi di strutture e di personale adeguato, che ovviamente non sarà fornito da Agcom.

Vedremo nei prossimi giorni come si svilupperà la vicenda.

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