Google, la Francia prova a far svelare l’algoritmo del motore di ricerca

In mancanza di una legislazione europea, la Francia sta provando a costringere a Google a svelare l’algoritmo del suo motore di ricerca.

Da giorni si parla dei cambiamenti dell’algoritmo di Google, con la stampa che si affanna a parlare di Mobilegeddon, l’apocalisse mobile di Google che dallo scorso 21 aprile, in linea col progresso della tecnologia, ha cominciato a privilegiare i siti ottimizzati per la navigazione da smartphone e tablet nel ranking dei risultati del motore di ricerca.

Parlare di apocalisse sembra assai eccessivo, specie perchè c’è stato davvero poco di improvviso: Google aveva annunciato da mesi l’importante cambiamento, invitando tutti gli utenti ad adottare tutte la accortezze necessario e arrivando anche a fornire un pratico strumento per capire se un sito era ottimizzato o meno per la navigazione da mobile.

Eppure, lo scrive la stampa italiana non specializzata, sembra proprio che la maggior parte dei siti internet italiani non si sia fatta trovare pronta, con tutte le conseguenze del caso. Siamo indietro, come al solito quando si tratta di internet e tecnologia, ma è anche vero che questi cambiamenti relativamente improvvisi costituiscono le spinte necessarie per fare i dovuti passi in avanti.

Quello che in pochi stanno segnalando, invece, è il mistero che circonda l’algoritmo di Google, segreto fino a quando qualche Paese non riuscirà a costringere l’azienda di Mountain View a svelare le carte in tavola. La Francia ci sta provando ormai da tempo, ma anche l’ultimo tentativo rischia di non andare a buon fine.

La settimana scorsa il Senato francese ha tentato senza successo di far passare un emendamento che obbligasse Google a spiegare al pubblico i criteri di ranking del motore di ricerca e di permettere all’ARCEP, l’autorità francese che si occupa di regolamentare le comunicazioni, di ispezionare quell’algoritmo e capire quindi, specie alla luce dell’ultima decisione della Commissione Europea, se Google favorisce i propri servizi a discapito di quelli della concorrenza.

In Europa, però, non esiste una legislazione in materia e la Francia, senza il supporto europeo, non è riuscita nell’intento. O meglio, rischia seriamente di riuscirci: una commissione parlamentare esaminerà la proposta di legge in vista del voto finale previsto per i primi giorni di maggio. Jean-Pascal Picy, membro della commissione culturale del Senato francese, ha spiegato:

L’idea di spingere una legge su un palco nazionale permetterà di aprire le menti e mostrare che questo è possibile, e potrebbe anche fornire da base per un testo europeo.

Google, intanto, resta saldo sulla propria posizione, sottolineando come tutto quello che fa avviene nella massima trasparenza:

Siamo trasparenti a proposito di cosa si posiziona bene su Google, inclusi tutti i cambiamenti che facciamo, ma per definizione non tutti possono arrivare primi. Svelare i nostri algoritmo - nostra proprietà intellettuale - porterebbe a un gioco nei nostri risultati e questo costituirebbe una pessima esperienza per gli utenti.

Il discorso di Google non fa una piega: parte del successo dell’azienda sta proprio negli algoritmi del motore di ricerca e svelare questo segreto permetterebbe a chiunque con un minimo di esperienza di salire in cima ai risultati, a discapito di siti e pagine più validi che, invece, potrebbero non avere la possibilità di impiegare le stesse risorse per scalare il ranking.

Al momento, però, Google continua a custodire gelosamente i propri segreti e anche se la Francia dovesse riuscire a passare una legge per obbligare l’azienda a svelare quel segreto, il colosso di Mountain View potrebbe comunque trovare un modo per aggirare quell’obbligo.

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Via | Politico

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