Il futuro di TechCrunch con Aol

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Negli scorsi giorni AOL ha comprato TechCrunch. Non è stata resa nota ufficialmente la cifra dell'accordo, ma fonti diverse riportano 25, altre 60 milioni di dollari. La corsa di AOL verso i blog è partita nel lontano 2005 con l'acquisizione di Weblogs Inc, editore di Engadget, Autoblog, TvSquad e altri nomi noti a livello mondiale. Poteva bastare? Pare proprio di no, perchè la "fame" di tecnologia ha preso piede nella dirigenza Aol: dopo aver considerato l'acquisizione di AllThingsDigital, è stato deciso di comprare sia TechCruch sia 5Min, acquisita per 65 milioni di dollari.

Cosa c'è sotto? Dove vuole arrivare Aol? Se lo sono chiesti in molti. Il New York Observer non va per il sottile ed analizza il traffico di Engadget e Gizmodo. Dopo una lotta durata mesi, Engadget sembrava aver superato Gizmodo lo scorso Gennaio. Un fuoco fauto, perchè da Febbraio è partita la risposta di Gizmodo culminata con il ritrovamento del prototipo di iPhone 4. Il verdetto è drastico buying Techcrunch would allow AOL to have a voice in the more tabloid style tech journalism that increasingly drives pageviews online, ovvero Aol avrà più voce nel giornalismo tecnologico incrementando le pagine lette.

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Tutto qui? Si tratta solo di pageviews? Pare di no. Dailywireless conferma che negli scorsi mesi Aol ha assunto centinaia di writers per creare più contenuti originali, anche su base locale. Il guanto di sfida di AOL per giganti dell'editoria come Condè Nast, Ziff Davis o McGraw Hill è stato gettato.

Marshall Kirkpatrick, primo blogger assunto da TechCrunch, ora co-editor di RWW ne fa una questione di mercato: "It's not very original to say - but the acquisition of TechCrunch validates the market", ovvero "non è una cosa originale da dire, ma l'acquisizione di TC dà credibilità al mercato (dei blog tecnologici ndr).

Come ha acquisito credibilità TechCrunch? Lo spiega il fondatore, Michael Arrington, in una intervista per Inc.. Da una parte il suo modo di fare stile "lo chiamavano Bulldozer":

My style is to bust the door down and clean the mess up later. That works pretty well for me. I’ve known a lot of my sources for five years now. When I call them, there’s no salutation—it’s just right to the point. I expect them to tell me what I want to know very quickly.

Abbattere le porte e pulire il casino dopo, farsi dare la notizia in breve tempo: sembrano chiavi semplici per il successo, eppure c'è un ingrediente segreto in più. Le feste:

I started the tradition when I first moved to Palo Alto in 2005. I wrote a blog post inviting people to a party—10 people came. I made hamburgers. We drank beer and stayed up until 4 a.m. drinking Scotch by the fire. Two weeks later, I had another party, and 20 people showed up. About 100 people came to the next one, then 200. Venture capitalists were smoking pot in my backyard and passing out on my couch. I stopped having parties at my house, because it was getting trashed.

Conoscere persone, conoscere fonti, ma anche conoscere i "venture capitalists". E questo ha fatto di TechCrunch un blog dalla marcia in più. In un post su TC in cui Arrington spiega il motivo per il quale ha venduto. Ci sono i soliti toni trionfalistici, gli elogi all'azienda, la promessa di indipendenza della testata. Niente di nuovo sotto al sole, potremmo dire, tranne che per un paragrafo che mi ha colpito:

The truth is I was tired. But I wasn’t tired of writing, or speaking at events. I was tired of our endless tech problems, our inability to find enough talented engineers who wanted to work, ultimately, on blog and CrunchBase software. And when we did find those engineers, as we so often did, how to keep them happy. Unlike most startups in Silicon Valley, the center of attention at TechCrunch is squarely on the writers. It’s certainly not an engineering driven company.

C'è qualcosa che non torna. L'attenzione di TC è sui writers e non sugli ingegneri del software, questo ci sta. Ma davvero negli Stati Uniti, nella Silicon Valley, c'è carenza di ingegneri o comunque esperti in informatica? E' qualcosa che lascia quantomeno dubbiosi. E ci vuole così tanto a fare "contento" uno di loro? E' un'attività così stancante? Arrington ci sta raccontando la verità?

A proposito di verità, dobbiamo credere ad Arrington quando afferma che continuerà a lavorare in maniera indipendente, dando notizie importanti senza guardare in faccia a nessuno? Robert X. Cringely di Inforworld è piuttosto critico su questo punto. Cringely fa notare che se avessero lavorato come al solito, su TC avrebbero dovuto dare i "rumors" dell'acquisizione da parte di Aol. Come dargli torto? E poi, Aol permetterà a TC di lavorare con gli hackers? Perchè proprio nel post di Arrington citato prima, si fa riferimento ad una vecchia questione di Twitter, emersa grazie all'aiuto di un hacker. Aol potrà tollerare la pubblicazione di materiale che potenzialmente è un incitamento ad attività illegali?

Chiudiamo con quanto afferma Cringely, sempre su Infoworld:

I'm predicting a major blow up within six months, and that Arrington and AOL will part ways long before his three- or five-year contract is up. How do I know this? Let's just say I've got some confidential sources with knowledge of the deal.

Davvero le strade di Arrington e AOL sono già divise ancora prima di partire insieme? Affermazione da prendere così com'è oppure c'è dell'ironia che a stento riusciamo a comprendere?

Auguriamo comunque un in bocca al lupo a tutti i protagonisti della vicenda, non prima di un ironico momento di raccoglimento per due acquisizioni "dimenticate" da AOL: Icq e Netscape. Chissà se prima o poi non tornino in auge...

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