Nuove norme USA contro il P2P

riaa disegno di leggeIl disegno di legge proposto nei giorni scorsi negli Usa (versione PDF), pensa di affidare al Dipartimento di Giustizia (il DoJ) il compito di perseguire civilmente i domini internet legati alla condivisione p2p di file. La novità è rappresentata dal fatto che verrebbero inclusi sia quelli interni che quelli esterni agli Stati Uniti – affidando il compito agli Internet Service Provider per quanto riguarda il blocco di quelli esteri.

David Kravets su Wired lo ha definito come l’attacco più violento mai visto contro il p2p e il mondo dei pirati. I senatori dell’America delle libertà si sono trovati d’accordo su questo tema, lanciando questa proposta bipartisan. Uno dei promotori è quel Patrick Leahy – presidente della Commissione Giudiziaria del Senato e combattente del file sharing illecito – il quale ha intitolato il suo progetto come Combating Online Infringement and Counterfeits Act (COICA).

In breve la proposta consiste nell’affidare al Dipartimento di Giustizia il compito di perseguire in sede civile tutti quei siti che contengano nelle loro pagine violazioni di copyright – permettendo la condivisione di musica, software, film o ebook. La procedura per i domini statunitensi, dovrebbe prevedere una preventiva ingiunzione chiesta dal DoJ alle corti federali nei confronti di quel determinato sito internet (i registri dei dot-com, dot-net e dot-org sono tutti con sede negli USA, e quindi di competenza del giudice americano). In seguito a questa il sito verrebbe bannato e ci sarebbero gli estremi per perseguire in sede civile sia il responsabile della registrazione del dominio, sia il gestore dello spazio on-line.

Ma udite udite questo sistema vedrebbe estendere la sua applicabilità anche a tutti quei siti che contengono queste violazioni del copyright, ma che sono operanti fuori dagli States. In questi casi il Dipartimento opererebbe con un meccanismo di banning indiretto, ossia ordinerebbe ai vari ISP americani di bloccare gli accessi a questi siti, impendendo così agli utenti americani l’accesso a quei contenuti – attuando in questo modo una sorta di embargo. Ovviamente non ci sarebbero qui azioni civili, applicabili contro i gestori o i responsabili dei siti bannati.

Si è levato alto il plauso dei vertici della MPAA e della RIAA, lodi sono giunte anche dagli isp americani – AT&T ha dichiarato che è meglio questo che essere obbligati a consegnare i dati personali degli utenti. Per il senatore Hatch Orin (R-Utah): "nell’economia globale, Internet è diventato il collante del commercio internazionale - collega i consumatori con una vasta gamma di prodotti e servizi in tutto il mondo, ma è diventato anche uno strumento per i ladri online per vendere merci contraffatte e usurpative, facendo centinaia di milioni di dollari con il furto di proprietà intellettuale americana".

Meno gioiose si sono dimostrate le organizzazioni per i diritti civili come Public Knowledge, la quale ha sottolineato come questo meccanismo rischi di portare alla creazione di una lista di siti non graditi ai detentori di proprietà intellettuale e di copyright, con la possibile inclusione nel calderone di siti che con queste violazioni non hanno nulla a che fare.

La proposta viene alla luce qualche giorno dopo l'imponente attacco nei confronti proprio di MPAA e RIAA, colpiti in 36 ore dalla protesta di 4chan e dopo che sono venuti alla luce i reali costi delle cause legali promosse dalla RIAA.

Queste sono le premesse di quanto l’industria cinematografica e musicale ha sempre sognato, vedremo che ne penserà ora il Presidente Obama.

Foto | flickr

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