Facebook Credits: l'assalto ai micropagamenti

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Monete e crediti virtuali per le applicazioni di Facebook. Detto così sembra l'ennesimo giochino per catturare l'utente medio, la realtà è che si tratta di un piano strategico di primaria importanza. L'obiettivo svelato da un articolo di Wired, è infatti far diventare Facebook il numero uno della gestione dei micropagamenti: un compito decisamente arduo quando i concorrenti si chiamano PayPal, Apple e Google.

PayPal è la società di "intermediazione" pagamenti tra gli utenti Ebay e si sta utilizzata anche da molti store online. Sappiamo tutti come Apple abbia fatto scuola con il proprio iTunes Store per la musica e per le applicazioni dei propri dispositivi mobili. Google ha il proprio CheckOute gestisce sia l'Android Market sia il complesso mondo delle inserzioni: questo è composto da entrate ed uscite, sia con colossi internet ma anche con siti a gestione famigliare con i quali gli scambi di denaro ammontano a poche decine di dollari.

Come potrebbe Facebook attaccare l'oligopolio del trio? Non con uno scontro frontale dagli esiti sicuramente negativi, ma aggirando il nemico per prenderlo alle spalle. Sono proprio i "Facebook Credits" il grimaldello che il social network numero uno vuole utilizzare.

Una moneta per ora virtuale, quella dei "Facebook Credits" ma che promette di essere molto reale. Le applicazioni per Facebook sono ormai cosa nota e data per assodata: proprio questo genere di "crediti" verranno utilizzati per le interazioni con le applicazioni stesse. Il vantaggio è che i crediti vengono acquistati a pacchetti e non per ogni acquisto, come avviene ad esempio per le App su iTunes. Il modello è quindi quello della "ricarica" che ha avuto tanto successo in Italia. Tra l'altro, a differenza dei concorrenti, per i crediti Facebook si può parlare di "liquidità". Gli acquisti iTunes e Android, sono a senso unico, ovvero si punta direttamente al prodotto/servizio. Con i crediti si instaura invece un regime di moneta, seppur virtuale, che può essere accettata da più aziende, o dai singoli utenti.

Quanto è grossa la torta? Uno studio di Inside Network stima che quest'anno solo negli Stati Uniti siano stati comprati beni virtuali per 1,6 miliardi di dollari. Per la metà si tratta di acquisti fatti per i social games. In questo campo Facebook la fa da padrone con i giochi in stile Farmville ed il suo guadagno si attesta al 30% su ogni transazione, esattamente come fa Apple.

Zynga, prodottrice di Farmville, è stata tra le prime ad adottare i Facebook Credits. Si parla in questo caso di 1 milione di dollari in crediti venduti ogni giorno. Numeri decisamente interessanti, tanto da indurre tutti i più grandi produttori di giochi per Facebook a passare alla moneta virtuale. Terry Angelos, cofondatore di TrialPay, ha ammesso di non aver avuto altra scelta. Il parere di Angelo è interessante perchè la propria società ha promosso campagne per McAfee, Netflix, Domino’s Pizza, TrendMicro, Corel, Winzip, The Wall Street Journal e CNET. Per loro potrebbe essere interessante adottare il sistema di Facebook: un cliente potrebbe ad esempio ordinare una pizza, noleggiare un film o abbonarsi ad un giornale utilizzando i crediti.

Immaginiamo per un momento di aver esaurito i crediti. Sarà possibile "guadagnarli" anzichè acquistarli? Nasceranno lavori virtuali che verranno pagati in crediti Facebook? Discorso futuribile ma che ci porta a qualcosa di riferito all'odierno. Si, perchè ancora non sappiamo come si comporterà Facebook nei confronti del gioco d'azzardo. Zynga, MetroGames, Playfish e molti altri promuovono infatti la propria piattaforma per il poker online. Un gioco che è possibile fare grazie a fiches virtuali messe a disposizione e regalate a vario titolo dalle stesse aziende. Cosa accadrebbe se le fiches diventassero crediti Facebook, o se semplicemente venisse applicato un cambio tra fiches e crediti? Il Poker online su Facebook sarebbe equiparato alle altre piattaforme di gioco online? Questione non da poco se si pensa che i crediti, una volta vinti, potrebbero essere spesi al di fuori di Facebook, esattamente come dicevamo all'inizio. Ma non solo. Se questo fosse vero, nel peggior scenario possibile, i crediti potrebbero essere usati per il riciclaggio di denaro sporco?

Dal punto di vista "social", possiamo comunque dire che le premesse di un successo per i Facebook Credits ci sono tutte. Come abbiamo visto, ci sono altre problematiche da dirimere. Le legislazioni dei vari Stati permettano a Facebook una sorta di conio della moneta, seppur virtuale? Facebook ci ha abituato ad un uso "disinvolto" delle varie policy su sicurezza/privacy. Chi ci garantisce che la vita dei crediti, possa essere alterata in corsa proprio da Facebook? Chi stabilità il "cambio ufficiale"? Come sarà possibile convertire i crediti in moneta corrente?

Queste sono le domande alle quali Facebook dovrà dare una risposta chiara agli utenti, se vorrà davvero conquistare il mondo dei micropagamenti.

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