Mark Zuckerberg, Larry Page e Marissa Mayer rifiutano di partecipare al summit di Obama sulla sicurezza online

Alcune delle personalità più importanti che dirigono le corporation di Silicon Valley rifiutano di presenziare alla conferenza indetta da Barak Obama: è una evidente protesta contro il comportamento del governo, lo spionaggio dell'NSA e i ricatti dell'FBI.

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Non va tutto liscio tra Silicon Valley e Washington - i problemi irrisolti si fanno sentire acutamente oggi, quando leggiamo su Bloomberg che Mark Zuckerberg, Larry Page e Marissa Mayer declinano l’invito a partecipare a un super summit sulla cybersicurezza indetto da Barack Obama. La conferenza, che sarà pubblica e si terrà alla Stanford University ospiterà Tim Cook di Apple, che si è invece detto disposto a partecipare.

Dialogo e assenza di dialogo tra il governo, i suoi ufficiali, e le corporation tecnologiche sono tutti fattori che hanno contribuito a creare una situazione insostenibile, che ha alienato l’utenza e ha finito per creare una voragine anche tra il mondo del business e quello della politica. Quello che mancava in questa equazione era il pubblico: i commerci, le aperture e le decisioni si sono fatte a porte chiuse fino ad oggi tra Silicon Valley e la Casa Bianca. Un rapporto fin troppo stretto e fin troppo esclusivo, che ha portato ad abusi e ricatti, un passato che Zuckerberg, Page e la Mayer vogliono far pagare caro a Obama.

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In effetti sappiamo che l’FBI e l’NSA hanno da un lato costretto le big della tecnologia informatica a collaborare, fornendo informazioni sugli utenti dietro la minaccia di pesanti rappresaglie, imbavagliandole e ricattandole. Dall’altro non si sono neppure premurate di chiedere il permesso, violando la sicurezza dei loro network, mettendo cimici, sabotando gli standard della crittografia. E oggi Obama si sente persino pronto a collaborare con Cameron per proibire di imperio quegli spazi sicuri della comunicazione che sembrano un nido di terroristi, ma che alla fine dei conti risultano essere indistinguibili dalle misure di sicurezza necessarie a mantenere le informazioni all’interno di un’azienda.

Google, Facebook e Yahoo saranno presenti alla conferenza di Obama, ma manderanno dei rappresentati di profilo minore, per quanto personaggi chiave: i loro capi della sicurezza. L’argomento riguarderà gli hacker, tanto quelli politici e quasi ricreativi in stile Anonymous quanto quelli criminali e super-interessati come i gruppi di matrice cinese. Si cercherà di studiare uno standard e una procedura per fare rapporto sulle brecce della sicurezza e la perdita di dati sensibili e personali, magari di stabilire uno status ufficiale per i cosiddetti hacker “white hat”, i ricercatori indipendenti che scoprono le falle e rischiano di essere denunciati invece che ricompensati.

Quello che l’amministrazione Obama NON ha messo all’ordine del giorno è proprio la crittografia ed i presunti “limiti” che in qualche modo si vorrebbero creare in merito, ovverosia il suo accordo con le idee di Cameron. Il tentativo di non allarmare le corporation, tuttavia, è fallito miseramente. Dopo tutto il loro mercato deriva in gran parte dalla fiducia di privati e soprattutto di altre aziende, soprattutto quelle straniere, che dovrebbero sentirsi protette quando si avvalgono dei loro servizi.

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