La RIAA spende in cause legali più di quanto incassa

RIAAQuanto costano le azioni legali di RIAA? Quanto fruttano all'associazione dei discografici americani?

Torniamo a parlare di RIAA e di repressione della pirateria informatica, dopo i presunti casi di privacy violata e dell'amara considerazione su RIAA da parte dello studente che non riesce a recuperare il proprio laptop rubato nonostante ne abbia individuato l'attuale indirizzo IP.

P2Pnet.net ha pubblicato un documento fiscale di RIAA, dal quale è possibile notare come le cause legali nel 2008 siano costate 16 milioni di dollari. Le entrare da risarcimento danni sono state invece ben... 391.000 dollari, ossia un quarantesimo della spesa. Su un periodo di tre anni, di parla di 64 milioni di dollari, con entrate per soli 1.361.000 dollari. Un vero bagno di sangue economico, quindi.

Certo, non tutto è riconducibile al mero aspetto economico. Nei conti va incluso il "messaggio" che RIAA ha voluto mandare agli utenti americani. Già, ma di quale messaggio stiamo parlando? Se lo chiede NewYorkCountryLawyer su Slashdot. Ecco la risposta, più o meno condivisibile.

1) L'associazione delle etichette discografiche è gestita da "idiots".
2) I legali di RIAA dimostrano più simpatia per gli accusati che per il proprio cliente.
3) Combattere la pirateria sul piano delle cause legali è una battaglia persa.
4) Il capo di RIAA ha fatto un buon lavoro... per gli avvocati.

Fin'ora abbiamo parlato di spese legali. Ma come fanno gli avvocati ad arrivare ai presunti pirati? Ebbene, alle cifre sopraesposte c'è da aggiungere il costo delle "indagini", se possiamo usare questo termine. Nel 2007 le "investigative operations" pesavano sul bilancio della lotta alla pirateria per 3,5 milioni di dollari ed in tutta probabilità spesi per sistemi come MediaSentry. Ricordiamo MediaSentry era un'azienda il cui business era quello di identificare gli indirizzi IP impegnati nella diffusione e condivisione di materiale protetto da copyright. Nel 2009 MediaSentry è stata "licenziata" da RIAA, ed in seguito si è unita a MediaDefender nella nuova Peer Media Technologies. Dai conti economici si evince quanto RIAA abbia puntato sulle "investigazioni", con la conseguente polemica scatenata per la possibile violazione della privacy degli utenti.

Come fermare la pirateria? Come salvare l'industria musicale? Dai documenti fiscali leggiamo che la battaglia legale è un buco nell'acqua, così come lo sono le attività di intercettazione del traffico P2P. Il muro contro muro non porta risultati apprezzabili. Una possibile soluzione al problema non potrà mai essere trovata se RIAA, così come tutte le altre associazioni internazionali del settore, si ostineranno ad arroccarsi attorno ad un mondo, che volenti o nolenti, non esiste più. Pena, la scomparsa del mercato che ha contribuito alla crescita culturale e sociale del secolo scorso, in tutto il mondo. Uno scenario apocalittico, lo ammetto, che mi auguro non divenga mai realtà.

Via |Recordingindustryvspeople
Foto | Flickr

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