Risultati RIAA contro il P2P, privacy violata?

La Riaa combatte il peer to peer risalendo al provider Internet che l'utente utilizza, lo avverte che qualcuno sta usando la sua rete per scaricare illegalmente e fa scattare la notifica al cliente da parte della compagnia telefonica. Si tratta solo di un "avvertimento", ma che secondo RIAA dovrebbe bastare per far cambiare atteggiamento agli utenti.

La società ha reso pubblica un'indagine secondo la quale dal 2008, circa 1,8 milioni di utenti, tra cui 269,609 studenti dalle sedi dei vari college, hanno infranto i copyright. Da notare come le università stiano rischiando di perdere i fondi federali se non riusciranno a fermare i numerosi download illegali nei propri campus. Per dare un'idea del fenomeno, i college hanno speso dai 350 ai 500 mila dollari, per trovare il modo di combattere la pirateria, con risultati ovviamente non del tutto efficaci.

Premettendo che siamo contrari al download illegale, poniamo anche in questo caso la domanda che ci eravamo fatti anche per il caso Fapav. Fino a che punto è giusto avvalersi di una società privata per scoprire gli utenti che scaricano? Certo, la legislazione americana è sicuramente diversa da quella Italia, ma c'è sempre da rimanere perplessi quando una società privata si sostituisce all'autorità di polizia sul fronte delle indagini. Chi garantisce l'accuratezza dei report ottenuti da RIAA? Fino a che punto più spingersi la società di spionaggio dati incaricata da RIAA? Come può un cittadino onesto, che utilizza il P2P per la condivisione ad esempio di distro linux, essere certo che nessun privato si metta a monitorare la propria connessione?

Domande senza risposta, che le major dovrebbero porsi prima di tentare una caccia alle streghe dai risultati deludenti.

Via | TorrentFreak
Foto | Flickr

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