Google e i dati di Wikileaks: "Abbiamo fatto il possibile per opporci"

"Perchè avete cercato di compromettere il nostro diritto alla privacy, alla libera associazione e alla libertà da sequestri senza autorizzazione?" Wikileaks scrive a Google, la corporation risponde.

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Google risponde alla lettera aperta spedita qualche giorno fa dai legali di WikiLeaks (tutta la storia più in basso) e specifica di aver fatto il possibile per resistere ai diktat dell’FBI e agli ordini impartiti dal tribunale di consegnare i dati di tre collaboratori del sito di whistleblower - e di tacere a riguardo.

Google sostiene di trovarsi in una situazione estremamente spinosa, e di aver lottato contro tutti gli ordini di mantenere il silenzio, oltre che con le imposizioni di condividere dati personali con le forze dell’ordine. Google non si riferisce a ordini circostanziati, riguardanti un singolo criminale pericoloso e le sue attività recenti, per fare un esempio, ma a richieste perentorie di consegnare alle autorità tutto quello che Google conosce su una persona. Nel caso dei collaboratori di WikiLeaks non stiamo parlando neppure di criminali, perché le tre vittime delle attenzioni del governo non sono state oggetto di alcun provvedimento giuridico.

Nel loro caso Google ha rivelato che i loro dati erano stati compromessi il 23 dicembre 2014, ben tre anni dopo la richiesta di dati presentata dall’FBI, controfirmata da un tribunale, e soggetta a “gag order”, ovverosia l’imposizione di mantenere il silenzio. Dire che WikiLeaks e le tre vittime si siano risentite per il ritardo della notifica è poco.

“La ragione del silenzio è Twitter”


Se confrontato al comportamento di Twitter, che ha subito notificato ai suoi utenti appartenenti allo staff di WikiLeaks di essere oggetto delle attenzioni non volute dei federali statunitensi, il contrasto è netto. Uno degli utenti di Twitter che l’FBI giudicava interessanti era addirittura una parlamentare islandese, e il clamore suscitato è stato fortissimo.

Google si giustifica facendo quello che potremmo definire "rigirare la frittata": gli ordini di tacere sono diretta conseguenza del rumore generato da Twitter quando ha immediatamente sparso la voce delle attività dell’FBI.

“[Per i successivi quattro anni] abbiamo combattuto una feroce battaglia legale attraverso tribunali multipli per modificare gli ordini in modo da garantire almeno la notifica ai soggetti interessati”.

Google nei mesi successivi agli ordini è riuscito a ottenere il permesso di informare Jacob Applebaum, ricercatore e volontario di WikiLeaks e opporsi in altri due casi riguardanti il sito giornalistico. “Solo la punta dell’iceberg”, fa sapere Ahmed Ghappur, rappresentante legale di una delle tre vittime, Alexa O’Brien.

Quante altre azioni giudiziarie sono nascoste ed invisibili sotto alla superficie dei rapporti tra Google e il Governo Federale degli Stati Uniti? Al momento è impossibile saperlo. Le persone che dovrebbero combattere sono quelle che oggi sono oggetto degli ordini dell’FBI, ma ignorano tali provvedimenti perché Google è stato silenziato. Gi americani amano chiamare questa situazione Comma 22, in onore del romanzo surreale di Joseph Heller.

Foto | CC Flickr
Via | Washington Post

Wikileaks vuole delle risposte sulle mail dello staff che Google consegnò all'FBI


wikileaks

Contenuti 26 gennaio 2015
Google ha ammesso di aver consegnato al governo statunitense delle mail e altri dati digitali che appartengono a Wikileaks, il sito e gruppo che si occupa di proteggere i whistleblower e diffondere le informazioni da essi consegnate. Come risposta, l’avvocato del team Michael Ratner ha scritto una lettera aperta al chairman Eric Schmidt per richiedere una lista dettagliata di tutti i contenuti e materiali consegnati all’FBI, e anche di ammettere quali siano state le eventuali proteste e contromisure lagali, e se ci siano stati altri rapporti tra Mountain View e l’FBI dopo questa particolare vicenda.

Google ha informato i dipendenti di Wikileaks del “sequestro”, se così possiamo chiamare una procedura tanto irregolare, il mese scorso, proprio durante le festività natalizie, e ha detto di non aver potuto comunicare nulla fino a quel punto a causa delle istruzioni volte a mantenere il silenzio ricevute dalla magistratura. Gli ordini di non violare il segreto istruttorio sono poi scaduti senza essere rinnovati.

I tre membri di Wikileaks a cui sono state sottratte le mail - o addirittura la cui casella mail è stata violata dall’FBI - sono i seguenti:

  • Sarah Harrison, cittadina britannica e coordinatrice della sezione investigativa
  • Kristinn Hrafnsson, cittadino islandese, portavoce di WikiLeaks
  • Joseph Farrel, editor

Delle tre vittime, l’inglese Harrison è stata la prima a rispondere, e non è stata affatto gentile né nel descrivere il senso di schifo rispetto alla violazione della propria privacy da parte di una forza di polizia straniera, né nei confronti di Google, che accusa di aiutare il proprio governo a calpestare i diritti di una giornalista britannica, ignorando con ipocrisia gli ideali retorici di giustizia, ibertà di stampa e legalità degli Stati Uniti.

Cosa ha chiesto l’FBI a Google


La polizia federale non si è fatta scrupoli una volta ottenuto il permesso del tribunale, e ha chiesto a Google tutto quello che possedeva sui tre individui:

  • Mail spedite e ricevute
  • Mail cancellate
  • Bozze, anche quelle cancellate
  • Destinazione e origine delle mail
  • Indirizzi dei contatti
  • Metadati sulla posizione dei server che hanno smistato le mail, dimensioni, orari e tutto il resto
  • Numeri di telefono dell’utente
  • Carta di credito collegata all’account se disponibile, e numeri dei conti correnti
  • Indirizzi IP
  • Log di tutti gli orari di accesso
  • Attività online registrate da Google
  • Tracce relative ad accounti di posta alternativi

Inutile dire che la quantità e qualità di dati richiesta è sconvolgente. Dettagli che non hanno a che fare nulla con le indagini, e che Google non ha ammesso di aver condiviso con la polizia, né negato di aver consegnato:

“Noi rispettiamo tanto la lettera della legge quanto il suo spirito. E se una richiesta non corrisponde a tali requisiti, richiediamo che sia resa più specifica. Noi abbiamo una storia passata e verificabile nei confronti del nostro impegno di difensori dei diritti dei nostri utenti”.

Che Google abbia alzato le mani e si sia - almeno parzialmente - arreso alle richieste dell'FBI lo sapevamo. Julian Assange già molto tempo fa aveva protestato, sostenendo che l’FBI era intento in una campagna “Seria quanto seriamente sbagliata” per montare un caso di cospirazione a delinquere contro WikiLeaks e lui stesso.

Tale era il mondo prima di Snowden, e potrebbe tornare facilmente ad essere tutto così se Cameron ed Obama dovesse ottenere quello che vogliono.

Via | The Guardian

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