Google diventa telefonia cellulare?‏

Cosa significa l'arrivo di Google fra i fornitori di servizi di telefonia mobile in USA? Soprattutto per noi europei, che non abbiamo (e forse non avremo mai) neppure Google Fiber.

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Google vicino a confermare le sue mosse: intende diventare ufficialmente un operatore di telefonia mobile, siglando un accordo con le due potenze americane T-Mobile e Sprint, due membri di un club ristrettissimo che si gioca l’intero caotico mercato statunitense (gli altri due sono AT&T e Verizon).

Quali siano i progetti di Google è difficile dirlo, a questo punto, ma possiamo cercare di prevederli. Come forse già sapete, da un lato la corporation di Mountain View è un concorrente tagliagola delle telecom nel campo della broadband per internet, al limite da diventare quasi inaffrontabile dai competitor nelle città raggiunte da Google Fiber. Dall’altro lato, Google produce e vende i suoi telefoni, la famosa e popolarissima serie Nexus, e addirittura pensa a un futuro fantascientifico di telefoni assemblabili e personalizzabili, un mondo chiamato Project Ara.

Il passo successivo, diventare un carrier, è tutt’altro che assurdo se messo sotto a questa luce. Cercheremo di vedere assieme quali sono gli scenari futuri che si profilano grazie a questa nuova impresa di Google.

Google Fiber e smartphone, ecco come potrebbe funzionare


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Il servizio Google Fiber è per adesso il fulcro dei piani di Google per il settore della telefonia mobile. Secondo gli (scarsi) dettagli sull’accordo, Google intende lanciare il servizio di telefonia mobile già nel 2015 e diventare un MVNO, ovverosia Mobile Virtual Network Operator, sfruttando le infrastrutture già esistenti di Sprint e T-Mobile e fornendo telefonate e piani dati a chi già vive in zone raggiunte da Google Fiber.

La limitazione del servizio di Google a queste zone è indicativa. Potrebbe essere un suggerimento su quello che Google intende davvero fare: una rete cellulare supportata sul territorio dal Wi-Fi, con la super-velocità di Google Fiber a smaltire il traffico. E dove non c’è Wi-Fi, Google ricorrerebbe a T-Mobile e Sprint come “supporto” per la rete mobile tradizionale. In questa maniera i due carrier otterrebbero il traffico da loro tanto desiderato, ma il grosso sarebbe comunque gestito da Google, che potrebbe offrire prezzi incredibilmente allettanti.

Nulla impedisce a Google poi di far funzionare questo servizio in perdita, anche se questo tipo di concorrenza è una "pugnalata" che non è molto popolare presso le authority, e se così fosse avremmo comunque ritenuto difficoltoso un accordo con le due suddette Telecom.

Per finire: la scelta di Google di fare accordi con T-Mobile e Sprint non è casuale. T-Mobile è il migliore per la copertura urbana, e il suo LTE ha velocità fantastiche in queste posizioni, ma questo operatore è davvero inaffidabile nelle zone rurali. Sprint è meno competitivo, ma sta espandendo molto le proprie reti LTE proprio nelle aeree coperte da Google Fiber (ad esempio il Texas). Inoltre Sprint usa un network tutto suo chiamato Sprint Spark, che usa una banda di frequenza dalla disponibilità limitata, e supporta ancora il vecchio network 3G CDMA, cosa che T-Mobile non fa (e per questo sparisce fuori dalle città!).

Google Fiber è oggi attivo a Kansas City, Provo (Utah) e Austin (Texas).

La situazione americana


Google entrerebbe con questo accordo in un vero e proprio ginepraio. La situazione della telefonia mobile in America è terribile. Se pensate che quello che paghiamo noi per i piani dati sia tanto, non avete idea di quello che tocca subire agli utenti oltreoceano.

Non solo i prezzi sono elevati, ma c’è anche una incredibile confusione nelle offerte. Il caos è tale che l’utente intenzionato risparmiare è costretto a leggere ogni singola pagina con attenzione per evitare di restare fregato da clausole trappola, al punto che neppure gli addetti ai lavori sono oggi sicuri al 100% di quale sia l’offerta più conveniente in fatto di tariffe negli Stati Uniti.

Le associazioni dei consumatori protestano, ma finora non sono riuscite a muovere le compagnie telecom, che pure hanno ammesso che la selva di offerte, opzioni e tariffe è impenetrabile per tutti tranne che per le aziende stesse, che ben si guardano dal pubblicare documenti chiarificatori.

Google vuole forse fare come Alessandro Magno e troncare questo "nodo gordiano"? Non lo sappiamo, ma il fatto che si stia accordando con operatori già esistenti non indica un desiderio di rivoluzionare tutto, almeno nel breve termine.

Gli esperimenti di Google


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Google in realtà sperimenta con il “wireless” di ogni genere e tipo sin dal lontano 2008, quando si è scontrato davanti alla Federal Communications Commission per liberare la banda dei 700MHz dalle grinfie dei regolamenti vigenti. Nel 2013 ha iniziato a testare un network wireless per la telefonia nel suo quartier generale a Mountain View, e nello stesso periodo ha lanciato i suoi primi palloni sonda del Project Loon per far raggiungere dalla connettività Internet le aree disagiate.

Gli esperimenti per “internet dappertutto” e la telefonia mobile qui iniziano a confondersi, e diventare tutt’uno. L’ultima notizia risale a pochi giorni fa: Google ha finanziato assieme ad altri investitori la compagnia aerospaziale SpaceX di Elon Musk con un miliardo di dollari. Questa sorta di “Tony Stark” in carne ed ossa ha infatti proposto una rete satellitare broadband che porterebbe internet dappertutto a velocità incredibili. E con internet arriverebbe anche un modello di connettività mobile che rinuncerebbe alle infrastrutture attuali - e al supporto degli attuali operatori.

In definitiva quello che vuole Google è evidente: darci internet, rete cellulare, televisione e intrattenimento in un unico pacchetto dati. E potrebbe anche riuscirci.

Google come operatore telecom in Europa


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Google sta espandendo il suo Google Fiber tanto velocemente quanto il tipo di infrastrutture lo permettano. Ovverosia: non molto.

Se torniamo indietro nel tempo, scopriamo che notizie di sbarchi in Europa di Google Fiber ce ne sono fino all’ormai preistorico 2010. Forbes ha creato un’infografica un paio di anni fa che decretava l’assurdità di tali previsioni: se Google dovesse espandersi a tutto il mondo con la velocità con cui si sta espandendo in America, completerebbe le connessioni necessarie tra 107 anni.

Purtroppo i piani di espansione di Mountain View non comprendono affatto l’arrivo in Europa. Facciamo prima ad aspettare Elon Musk, oppure a confidare in qualche altro gestore avvenieristico come Virgin, uno dei pochi che ha raggiunto le velocità di Google Fiber e ha creato dei progetti pilota in Gran Bretagna. Se possiamo avere quello che offrirebbe Google ma SENZA dover dipendere da Google, sarebbe insomma la cosa migliore.

In conclusione: Google è competitivo dove ci sono servizi mediocri, alti costi e un'offerta confusa, poco attenta all'utente. E per quanto ci lamentiamo, qui in Europa abbiamo servizi universalmente superiori, più affidabili e più economici dell'anarchia che troviamo oltreoceano.

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