Unione Europea: detenzione dei dati estesa alle ricerche su internet?

Parlamento Europeo

All'esame dei parlamentari europei c'è da qualche giorno una nuova dichiarazione scritta, la numero 29, sulla creazione di un sistema di allerta rapido europeo per la difesa dei minori contro pedofili e molestatori. Se raggiungerà il quorum, la dichiarazione S.E.A.R. potrebbe portare a una legge sulla detenzione delle informazioni sulle ricerche che ogni singolo utente compie tramite motori di ricerca.

Ogni parola, ogni stringa che verrà inserita nella casella del motore di ricerca verrà immagazzinato dallo stesso e reso disponibile alle autorità qualora richiesto. La dichiarazione, sponsorizzata come un atto dovuto per garantire ai minore sicurezza nella navigazione web, nasconde però una "trappola" per gli utenti della rete e la loro privacy.

L'allarme sulle conseguenze nascoste della proposta è stato lanciato da Christian Engström, un europarlamentare del famoso gruppo dei pirati. Secondo lui la dichiarazione 29 sarebbe null'altro che uno specchietto per le allodole dietro cui ci sarebbe un pericolo inasprimento sui controlli delle informazioni private di navigazione. La polemica nasce mentre sono ancora in corso i percorsi di implementazione della direttiva europea sulla detenzione dei dati, con le polemiche relative all'abuso sulla privacy del cittadino, come già anticipato un paio di anni fa dall'ipotesi di rendere l'IP informazione personale.

Bisogna ricordare peraltro che la dichiarazione non è una vera e propria proposta di legge, ma piuttosto un iter extra agenda utilizzato dai gruppi di pensiero interni al Parlamento per proporre un dibattito su un argomento sensibile ed eventualmente poi passare alla fase legislativa. Per passare, la dichiarazione avrà bisogno di 369 firme e ne ha già collezionate 324. L'approvazione sembra davvero vicina. Dal mio punto di vista, pur con tutte le buone intenzioni del caso, è pericoloso far passare l'idea che sia legale conservare informazioni sensibili che rientrano nella sfera privata dell'utente. Un terreno su quale l'Europarlamento dovrebbe intavolare una discussione seria piuttosto che tentare soluzioni estemporanee come la dichiarazione 29.

Via | Slashdot
Foto | Flickr

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